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2.2k reviews for:

The Prince

Niccolò Machiavelli

3.52 AVERAGE

challenging informative reflective medium-paced
challenging dark informative medium-paced

Fantastic literary piece. Unfortunately, I couldn't care less about the subject...

I hesitate to give this four stars, because I really didn't care much for it. But for what it is, I suspect it is fairly revolutionary. Definitely won't find alot to apply from this read, but it was still interesting nonetheless.

I wrote on this text for Politics 109 in 2017.

I was fascinated by Machiavelli's frank political guidance and candid approach to governance. Many paint Machiavelli as immoral, but he is simply amoral and will deploy any means to preserve the state and prevent instability. It's a shame Lorenzo de' Medici likely never bothered to read it.

Um livro brutal! Em todos os sentidos.
dark informative fast-paced

Keep them off their guard, and kill flatterers. A little bit of sugar, a little bit of salt, and bring a sword.

Che dire… un ottimo saggio su come si deve comportare un capo, un regnante. Con illustri esempi storici di comportamenti da tenere e da non tenere.
Un’analisi abbastanza accurata delle cause del successo e dell’insuccesso dei principi, seguita da un’accorato appello ai Medici affinché decidessero di muoversi per riunire sotto il loro dominio l’Italia. E, ovviamente, prendessero Machiavelli come loro consigliere, togliendolo da quella condizione d’esilio che gli stava particolarmente stretta.

Malgrado il libro sia stato scritto nel ’500, e quindi vi siano inevitabilmente molte differenza tra i comportamenti che ptoevano essere tenuti allora e quelli consentiti nell’epoca attuale -principalmente a causa dei mezzi d’informazione e di internet, direi- fa quasi paura vedere come certi concetti siano ancora attuali.

Nasce da questo una disputa: s’egli è meglio essere amato che temuto, o e converso. Rispondesi, che si vorrebbe essere l’uno e l’altro; ma, perché egli è difficile accozzarli insieme, è molto più sicuro essere temuto che amato, quando si abbia a mancare dell’uno de’ dua. Perché degli uomini si può dire questo generalmente: che sieno ingrati, volubili, simulatori e dissimulatori, fuggitori de’ pericoli, cupidi di guadagno; e mentre fai loro bene, sono tutti tua, òfferonti el sangue, la roba, la vita, e’ figliuoli, come di sopra dissi, quando il bisogno è discosto; ma, quando ti si appressa, e’ si rivoltano. E quel principe, che si è tutto fondato in sulle parole loro, trovandosi nudo di altre preparazioni, rovina; perché le amicizie che si acquistano col prezzo e non con grandezza e nobiltà di animo, si meritano, ma non le si hanno, e a’ tempi non si possono spendere. E gli uomini hanno meno respetto a offendere uno che si facci amare che uno che si facci temere; perché l’amore è tenuto da uno vinculo di obligo, il quale, per essere gli uomini tristi, da ogni occasione di propria utilità è rotto; ma il timore è tenuto da una paura di pena che non ti abbandona mai.

Sopratutto, leggendo il brano sul principe che conquista una regione diversa dagli altri suoi territori, mi è venuto in mente che Bush forse avrebbe fatto meglio a leggere Il principe prima di andare in medio oriente.

L’altro migliore remedio è mandare colonie in uno o in duo luoghi, che sieno quasi compedes di quello stato; perché è necessario o fare questo, o tenervi assai gente d’arme e fanti. Nelle colonie non si spende molto; e sanza sua spesa, o poca, ve le manda e tiene; e solamente offende coloro a chi e’ toglie e’ campi e le case, per darle a’ nuovi abitatori, che sono una minima parte di quello stato; e quelli ch’egli offende, rimanendo dispersi e poveri, non gli possono mai nuocere; e tutti gli altri rimangono da uno canto inoffesi (e per questo doverebbono quietarsi), dall’altro paurosi di non errare per timore che non intervenissi a loro come a quelli che sono stati spogliati. Concludo che queste colonie non cosano, sono più fedeli, offendono meno; e gli offesi non possono nuocere, sendo poveri e dispersi, come è detto. Per il che si ha a notare che gli uomini si debbano o vezzeggiare o spegnere; perché si vendicano delle leggieri offese, delle gravi non possono; sì che l’offesa che si fa all’uomo debba essere in modo che la non tema la vendetta. Ma tenendovi, in cambio di colonie, gente d’arme, si spende più assai, avendo a consumare nella guardia tutte le intrate di quello stato; in modo che lo acquisto gli torna perdita; e offende molto più, perché nuoce a tutto quello stato, tramutando con gli alloggiamenti il suo esercito; del quale disagio ognuno ne sente, e ciascuno ne diventa inimico; e sono inimici che gli possono nuocere, rimanendo, battuti, in casa loro. Da ogni parte dunque questa guardia è inutile, come quella delle colonie è utile.

Ovviamente alcune cose al giorno d’oggi sono difficilmente attuabili, come lo stabilimento di colonie forte del fatto che gli sloggiati non avrebbero alcuna voce in capitolo, e sopratutto sarebbero state difficilmente attuabili in Iraq e Afghanistan. Ma l’effetto delle forze militari direi che è rimasto immutato… ne sapeva troppo, il Niccolò.

Fairly interesting account on ruling a kingdom, how to consolidate, and hold power. Although I will not be ruling a state anytime soon, some lessons can be modified to fit other power dynamics. Also a lot less Caesar Borgia praise than I expected going into it. More historical literature than valuable insights.