Take a photo of a barcode or cover
I rarely find reason to rate a book so poorly, but this one truly deserves it. It was a struggle for me to finish and I probably should have tossed it before the halfway point, but I pressed on because i read one too many reviews about how if you gave up on it, you just didn't understand it. Bullshit. I understood it. There's nothing complex here. Its the story of a man who is seemingly living the American dream. A high school star that joins the military just in time for World War Two to end and enjoy the post war prosperity. He marries a beauty queen, inherits a life of better than middle class opulence, only for it to slowly crumble around him in the later years due to societal changes and family events beyond his control. The real problem here is that the author spends massive amounts of time on tangents. There are multiple times in the novel, 20-30 pages at a time, where he goes off explaining the process of making leather gloves from the selection and tanning of the leather to the sewing of it. It's relevant in the sense that the protagonist runs a glove factory, but is completely unnecessary to the story. Same goes for the history of some of the settling of the area the story takes place. It's as if the author feels that because he did a deep dive on the research he has to prove to the reader what he's learned. The fact is even if you cut these tangents out of the book, shaving a third of the books length, you still are left with a boring story filled with internal monologue that just isn't that interesting. 2/5
Levov c’est moi.
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Non so se é dipeso da me (dalle ultime abitudini, dagli ultimi pensieri), ma la lettura non é stata facile. Non so come mai, ma non riuscivo ad andare oltre le dieci pagine giornaliere (quando andava bene).
Tuttavia é stato incredibile. Il libro giusto al momento giusto.
Il libro che avrei potuto condividere cosí fortemente forse solo adesso – forse anche in futuro – certamente non prima.
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Il mio modo di vivere e di ragionare aderisce molto a quello dello Svedese, al punto da farmi paura. La mia vita é arrivata alle stesse domande, e se non a simili, a pesanti schiaffi in faccia che pretendono di cambiare la mia visione. Schiaffi che ti portano a chiedersi, come lo Svedese: che c’é di male a essere così?
Tutt’ora non so rispondermi, tutt’ora sono all’unisono con i suoi dubbi, con le sue domande, con la voglia di credere nel giusto, nel meglio, nello sforzo, nell’impegno.
Forse non riesco a capire fino in fondo il libro proprio perché sono a questo stadio, e non ad uno superpartes che permette di capire cosa ci sia di sbagliato e limitato nel vederla cosí.
Per quanto uno sappia che la vita non é perfetta, non segue le proprie regole di giusto e sbagliato e comportarsi rettamente, non esime da eventi terribili.
Nonostante tutto, io continuo a chiedermi cosa ci sia di male a essere un Levov.
Un libro folgorante, difficile da metabolizzare.
Sembra quasi di assistere ad una sorta di rifrazione della costruzione narrativa. Quando un fascio di luce bianca incide sulla superficie di una gemma trasparente e sfaccettata, attraversandola, si verifica una doppia rifrazione (perché due sono le facce del prisma che la luce incontra propagandosi). Analogamente, la storia in questione è doppiamente rifratta dalla penna di Philip Roth e da quella di Nathan Zuckerman: a narrare l'intera vicenda è infatti l'ingombrante alter ego letterario dello scrittore.
A partire da una conversazione con Jerry Levov, incontrato ad una rimpatriata di ex compagni di scuola, Zuckerman immagina di ricostruire in modo quanto più realistico la storia del fratello, Seymour "Svedese" Levov, l'idolo della sua infanzia, l'uomo verso il quale convergono le speranze d'integrazione degli ebrei americani e il desiderio ardente di accedere alla promessa del sogno americano.
Durante la festa di ritrovo, in quella sala da ballo dalla quale non usciremo più per tutto l'arco della narrazione, ci immergiamo completamente nel vorticoso turbinio di elucubrazioni che affollano la mente di Zuckerman. Lo seguiamo nelle sue fantasie e divagazioni mentre si interroga sulla natura della trasgressione, sulla causa dell'ineluttabilità del disastro che si abbatté sullo Svedese polverizzando la placida regolarità della sua esistenza patinata a stelle e strisce.
Ma è impossibile stabilire se la sua ricostruzione dello Svedese, un uomo impenetrabile, opaco, "in incognito", sia più o meno veritiera di quella di Jerry.
«Eppure, come dobbiamo regolarci con questa storia, questa storia così importante, la storia degli altri, che si rivela priva del significato che secondo noi dovrebbe avere e che assume invece un significato grottesco, tanto siamo male attrezzati per discernere l'intimo lavorio e gli scopi invisibili degli altri? Devono, tutti, andarsene e chiudere la porta e vivere isolati come fanno gli scrittori solitari, in una cella insonorizzata, creando i loro personaggi con le parole e poi suggerendo che questi personaggi di parole siano più vicini alla realtà delle persone vere che ogni giorno noi mutiliamo con la nostra ignoranza?»
È forse possibile tratteggiare in maniera esaustiva il substrato delle persone, carpirne l'essenza, districarsi tra i fitti strati di incomprensione?
Le due facce del prisma rifrangente scompongono il fascio luminoso bianco nella moltitudine di colori che costituiscono lo spettro visibile, le cui differenti gradazioni sfumano l'una nell'altra con continuità, fino ad ottenere un moltiplicarsi dei punti di vista, delle possibili interpretazioni della realtà.
È in questa chiave che vanno letti gli interrogativi aperti, i personaggi enigmatici e il loro ruolo ambiguo (chi è Rita Cohen? È davvero in contatto con Merry? Chi delle due mente?), gli eventi catastrofici di cui lo Svedese è vittima contro ogni logica apparente, le numerose situazioni lasciate in sospeso e che lo scrittore non è in grado di sbrogliare.
Attraverso il sogno ad occhi aperti di Zuckerman, Roth traccia, con uno stile denso e articolato, sempre impeccabile, il profilo di un'umanità incapace di portare a compimento la codifica di una realtà insondabile, contorta e frammentaria. «Siamo tutti in balia di qualcosa d'impazzito» che non obbedisce ad alcuna legge razionale, un meccanismo irregolare e inarrestabile che si sottrae a qualsiasi tentativo di ripristino dell'ordine e della coerenza, una forza devastante e inesplicabile dinanzi alla quale ci troviamo tragicamente impreparati.
Sembra quasi di assistere ad una sorta di rifrazione della costruzione narrativa. Quando un fascio di luce bianca incide sulla superficie di una gemma trasparente e sfaccettata, attraversandola, si verifica una doppia rifrazione (perché due sono le facce del prisma che la luce incontra propagandosi). Analogamente, la storia in questione è doppiamente rifratta dalla penna di Philip Roth e da quella di Nathan Zuckerman: a narrare l'intera vicenda è infatti l'ingombrante alter ego letterario dello scrittore.
A partire da una conversazione con Jerry Levov, incontrato ad una rimpatriata di ex compagni di scuola, Zuckerman immagina di ricostruire in modo quanto più realistico la storia del fratello, Seymour "Svedese" Levov, l'idolo della sua infanzia, l'uomo verso il quale convergono le speranze d'integrazione degli ebrei americani e il desiderio ardente di accedere alla promessa del sogno americano.
Durante la festa di ritrovo, in quella sala da ballo dalla quale non usciremo più per tutto l'arco della narrazione, ci immergiamo completamente nel vorticoso turbinio di elucubrazioni che affollano la mente di Zuckerman. Lo seguiamo nelle sue fantasie e divagazioni mentre si interroga sulla natura della trasgressione, sulla causa dell'ineluttabilità del disastro che si abbatté sullo Svedese polverizzando la placida regolarità della sua esistenza patinata a stelle e strisce.
Ma è impossibile stabilire se la sua ricostruzione dello Svedese, un uomo impenetrabile, opaco, "in incognito", sia più o meno veritiera di quella di Jerry.
«Eppure, come dobbiamo regolarci con questa storia, questa storia così importante, la storia degli altri, che si rivela priva del significato che secondo noi dovrebbe avere e che assume invece un significato grottesco, tanto siamo male attrezzati per discernere l'intimo lavorio e gli scopi invisibili degli altri? Devono, tutti, andarsene e chiudere la porta e vivere isolati come fanno gli scrittori solitari, in una cella insonorizzata, creando i loro personaggi con le parole e poi suggerendo che questi personaggi di parole siano più vicini alla realtà delle persone vere che ogni giorno noi mutiliamo con la nostra ignoranza?»
È forse possibile tratteggiare in maniera esaustiva il substrato delle persone, carpirne l'essenza, districarsi tra i fitti strati di incomprensione?
Le due facce del prisma rifrangente scompongono il fascio luminoso bianco nella moltitudine di colori che costituiscono lo spettro visibile, le cui differenti gradazioni sfumano l'una nell'altra con continuità, fino ad ottenere un moltiplicarsi dei punti di vista, delle possibili interpretazioni della realtà.
È in questa chiave che vanno letti gli interrogativi aperti, i personaggi enigmatici e il loro ruolo ambiguo (chi è Rita Cohen? È davvero in contatto con Merry? Chi delle due mente?), gli eventi catastrofici di cui lo Svedese è vittima contro ogni logica apparente, le numerose situazioni lasciate in sospeso e che lo scrittore non è in grado di sbrogliare.
Attraverso il sogno ad occhi aperti di Zuckerman, Roth traccia, con uno stile denso e articolato, sempre impeccabile, il profilo di un'umanità incapace di portare a compimento la codifica di una realtà insondabile, contorta e frammentaria. «Siamo tutti in balia di qualcosa d'impazzito» che non obbedisce ad alcuna legge razionale, un meccanismo irregolare e inarrestabile che si sottrae a qualsiasi tentativo di ripristino dell'ordine e della coerenza, una forza devastante e inesplicabile dinanzi alla quale ci troviamo tragicamente impreparati.
Really tried pretty hard to tough this one out but I can't finish it. The meandering way its written about the author making up a life for a guy he admiring in high school just made me roll my eyes.
DNF at 50%
mi arrendo perché evidentemente non é l'anno in cui leggo questo libro, magari gli daró un'altra possibilitá in futuro. Narratore fastidioso e storia noiosa. Mi rendo conto che é una recensione molto superficiale e ne ho letto solo metá (che comunque amen se a metá lo stile non piace e la storia non prende, cosa puó offrire l'altra metá?), e poi qualche spunto interessante c'era, quindi 1 stellina non se la merita, ma non posso salire oltre le 2 perché devo ricordare alla me del futuro che stavo odiando questo libro.
Spero di cambiare idea quando lo riprenderó
mi arrendo perché evidentemente non é l'anno in cui leggo questo libro, magari gli daró un'altra possibilitá in futuro. Narratore fastidioso e storia noiosa. Mi rendo conto che é una recensione molto superficiale e ne ho letto solo metá (che comunque amen se a metá lo stile non piace e la storia non prende, cosa puó offrire l'altra metá?), e poi qualche spunto interessante c'era, quindi 1 stellina non se la merita, ma non posso salire oltre le 2 perché devo ricordare alla me del futuro che stavo odiando questo libro.
Spero di cambiare idea quando lo riprenderó
Really an enjoyable read. Written in a borderline frantic writing style that picks up with the plot. Essentially follows the disintegration of an American family, processing emotionally after disaster, and trying to pick up the pieces of yourself that are left behind. Left with lots of thoughts after finishing, in the best way. Thought about 5 stars, but not quite.
the chapter where he thinks about merrys rape was the most awful and astute example of male authors using rape to shock audiences and as a tool for “men hurting” rather than the fact that it’s actually just rape.
Read my full review here: http://thepulitzerblog.wordpress.com/2010/04/20/entry-8-1-american-pastoral-by-philip-roth-1998/
challenging
emotional
reflective
slow-paced
Plot or Character Driven:
Character
Strong character development:
Complicated
Loveable characters:
Yes
Diverse cast of characters:
No
Flaws of characters a main focus:
Yes
Damn!!!