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chiara_casoli 's review for:
Il lungo ritorno
by Mariapaola Dettore, Elizabeth George
I casi dell'ispettore Lynley e del sergente Havers fanno ormai parte delle mie letture da ombrellone, oltre che essere entrati a rigore tra le mie ufficiali serie di gialli, svolgendo più che egregiamente il loro ruolo di intrattenimento.
Ma:
in questo caso, mi trovo a leggere un fastidiosissimo prequel, di cui davvero non sentivo il bisogno, in cui i fatti da telenovela di personaggi di cui non frega niente a nessuno, fanno da padrone. Il caso da risolvere (senza dubbio ricco di colpi di scena e dettagli) diviene un mero contorno, mentre la portata principale rimane il gossip un po' sullo stile di Piccoli problemi di cuore.
Ma a chi possa interessare la situazione sentimentale di svariate persone, tra l'altro parecchie anche fastidiose ed insopportabili, che non ricoprono nemmeno un ruolo credibile durante tutta la durata delle indagini, davvero non lo so. Dopo quattro volumi letti, sono giunta alla conclusione che non sopporto Deborah, e mentre io continuo a sperare che il suo ruolo si ridurrà sempre più, l'autrice mi gioca il brutto tiro di rifilarmela ovunque e in tutte le salse: lei depressa, lei innamorata, lei indecisa, lei fotografa (ovviamente sempre presente nei paraggi dei casi di omicidio più contorti della storia d'Inghilterra). Ma soprattutto, qui, in questo lungo ritorno, niente Barbara Havers, che trovo meravigliosamente antipatica, e che ho imparato ad adorare in tutta la sua acidità.
L'unico motivo per cui non vedo l'ora di passare alla prossima indagine, è proprio lei. Come ogni classico investigatore che si rispetti, anche Lynley ha un disperato bisogno della sua assistente, se vuole sperare che io rimanga accodata al suo pubblico.
Insomma, una parentesi nel passato di Lynley del tutto inutile.
Ma:
in questo caso, mi trovo a leggere un fastidiosissimo prequel, di cui davvero non sentivo il bisogno, in cui i fatti da telenovela di personaggi di cui non frega niente a nessuno, fanno da padrone. Il caso da risolvere (senza dubbio ricco di colpi di scena e dettagli) diviene un mero contorno, mentre la portata principale rimane il gossip un po' sullo stile di Piccoli problemi di cuore.
Ma a chi possa interessare la situazione sentimentale di svariate persone, tra l'altro parecchie anche fastidiose ed insopportabili, che non ricoprono nemmeno un ruolo credibile durante tutta la durata delle indagini, davvero non lo so. Dopo quattro volumi letti, sono giunta alla conclusione che non sopporto Deborah, e mentre io continuo a sperare che il suo ruolo si ridurrà sempre più, l'autrice mi gioca il brutto tiro di rifilarmela ovunque e in tutte le salse: lei depressa, lei innamorata, lei indecisa, lei fotografa (ovviamente sempre presente nei paraggi dei casi di omicidio più contorti della storia d'Inghilterra). Ma soprattutto, qui, in questo lungo ritorno, niente Barbara Havers, che trovo meravigliosamente antipatica, e che ho imparato ad adorare in tutta la sua acidità.
L'unico motivo per cui non vedo l'ora di passare alla prossima indagine, è proprio lei. Come ogni classico investigatore che si rispetti, anche Lynley ha un disperato bisogno della sua assistente, se vuole sperare che io rimanga accodata al suo pubblico.
Insomma, una parentesi nel passato di Lynley del tutto inutile.