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A review by frahorus
Cecità by José Saramago
5.0
La mia videorecensione: https://youtu.be/uv_st7-dp3k
In una città qualunque, di un Paese qualunque, un automobilista è fermo al semaforo, in attesa del verde, quando si accorge di perdere la vista. All'inizio pensa si tratti di un disturbo passeggero, ma non è così. Gli viene diagnosticata una malattia sconosciuta: un "mal bianco" che avvolge le vittime in un candore luminoso, simile a un mare di latte. Non si tratta di un caso isolato: è l'inizio di un'epidemia che colpisce progressivamente tutta la città e l'intero Paese. I ciechi vengono rinchiusi in un ex manicomio e costretti a vivere nel più totale abbrutimento da chi non è stato ancora contagiato. Tra la violenza e la lotta per la sopravvivenza si inserirà la figura di una donna che, con un gesto d'amore, ridarà speranza all'umanità.
la prima cosa che mi ha colpito, iniziando la lettura di questo straordinario romanzo, è stato lo stile di scrittura: nei dialoghi non ci sono né trattini né virgolette, ma le frasi sono tutte unite, come se quello che leggiamo in realtà sia un vero e proprio reportage. Poi ci si accorge che l'autore non ci da mai il nome dei protagonisti, ma li indica come "la moglie del medico", "il vecchio con la benda", "il ladro", ecc. Proseguendo nella lettura veniamo catapultati in una storia davvero apocalittica, dove pian piano tutte le persone diventano cieche. Inizialmente il Governo crede che saranno solo alcuni che sono stati contagiati così da decidere di rinchiuderli in quarantena in un ex manicomio della città. Ma si sbaglia, perché tutti diventeranno ciechi. Tutti, tranne la moglie dell'oculista: ecco, è proprio lei, secondo me, la vera protagonista del surreale romanzo di Saramago: la moglie che, nonostante la preziosa vista, decide volontariamente di seguire il marito e lì, dentro quella terribile esperienza e convivenza che sarà il manicomio, incarnerà tenacemente la speranza. Nel manicomio si presenterà un vero e proprio quadro dell'umanità: il problema del cibo, dell'igiene, le lotte fra ciechi, che porteranno alla creazione di un gruppetto che, appropriandosi dei generi alimentari, richiede in cambio le donne per abusarne... In questo romanzo ci vengono presentate in maniera cruda e senza filtri tutti i pregi e i difetti umani: dalla solidarietà della prima camerata, alla cattiveria dei pochi ciechi che si appropriano ingiustamente delle razioni di cibo, ai militari che uccidono i ciechi per paura di essere contagiati. Quando i nostri protagonisti della prima camerata scapperranno dopo l'incendio del manicomio, cercano di sopravvivere spostandosi in città: e anche qui troveranno una situazione ancora più surreale: ciechi che vagano senza metà, morti che vengono divorati dai cani rognosi, supermercati invasi... Saramago è riuscito, in questo romanzo, a metterci davanti agli occhi (scusate il gioco di parole) le reazioni e le scelte che l'umanità potrebbe prendere e assumere in casi disperati, soprattutto quando si muore di fame... Alla fine, anche l'omicidio che compie la moglie del medico verso il capo dei ciechi malvagi, in un certo senso, ha una sua moralità: se non l'avesse ucciso, sarebbero morti tutti di fame nel manicomio! E questa parte dell'omicidio fa molto riflettere: infatti ci fa chiedere quando e se è giusto uccidere per una buona causa?
In una città qualunque, di un Paese qualunque, un automobilista è fermo al semaforo, in attesa del verde, quando si accorge di perdere la vista. All'inizio pensa si tratti di un disturbo passeggero, ma non è così. Gli viene diagnosticata una malattia sconosciuta: un "mal bianco" che avvolge le vittime in un candore luminoso, simile a un mare di latte. Non si tratta di un caso isolato: è l'inizio di un'epidemia che colpisce progressivamente tutta la città e l'intero Paese. I ciechi vengono rinchiusi in un ex manicomio e costretti a vivere nel più totale abbrutimento da chi non è stato ancora contagiato. Tra la violenza e la lotta per la sopravvivenza si inserirà la figura di una donna che, con un gesto d'amore, ridarà speranza all'umanità.
la prima cosa che mi ha colpito, iniziando la lettura di questo straordinario romanzo, è stato lo stile di scrittura: nei dialoghi non ci sono né trattini né virgolette, ma le frasi sono tutte unite, come se quello che leggiamo in realtà sia un vero e proprio reportage. Poi ci si accorge che l'autore non ci da mai il nome dei protagonisti, ma li indica come "la moglie del medico", "il vecchio con la benda", "il ladro", ecc. Proseguendo nella lettura veniamo catapultati in una storia davvero apocalittica, dove pian piano tutte le persone diventano cieche. Inizialmente il Governo crede che saranno solo alcuni che sono stati contagiati così da decidere di rinchiuderli in quarantena in un ex manicomio della città. Ma si sbaglia, perché tutti diventeranno ciechi. Tutti, tranne la moglie dell'oculista: ecco, è proprio lei, secondo me, la vera protagonista del surreale romanzo di Saramago: la moglie che, nonostante la preziosa vista, decide volontariamente di seguire il marito e lì, dentro quella terribile esperienza e convivenza che sarà il manicomio, incarnerà tenacemente la speranza. Nel manicomio si presenterà un vero e proprio quadro dell'umanità: il problema del cibo, dell'igiene, le lotte fra ciechi, che porteranno alla creazione di un gruppetto che, appropriandosi dei generi alimentari, richiede in cambio le donne per abusarne... In questo romanzo ci vengono presentate in maniera cruda e senza filtri tutti i pregi e i difetti umani: dalla solidarietà della prima camerata, alla cattiveria dei pochi ciechi che si appropriano ingiustamente delle razioni di cibo, ai militari che uccidono i ciechi per paura di essere contagiati. Quando i nostri protagonisti della prima camerata scapperranno dopo l'incendio del manicomio, cercano di sopravvivere spostandosi in città: e anche qui troveranno una situazione ancora più surreale: ciechi che vagano senza metà, morti che vengono divorati dai cani rognosi, supermercati invasi... Saramago è riuscito, in questo romanzo, a metterci davanti agli occhi (scusate il gioco di parole) le reazioni e le scelte che l'umanità potrebbe prendere e assumere in casi disperati, soprattutto quando si muore di fame... Alla fine, anche l'omicidio che compie la moglie del medico verso il capo dei ciechi malvagi, in un certo senso, ha una sua moralità: se non l'avesse ucciso, sarebbero morti tutti di fame nel manicomio! E questa parte dell'omicidio fa molto riflettere: infatti ci fa chiedere quando e se è giusto uccidere per una buona causa?