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l_antro_di_anna 's review for:
Memorie di Adriano
by Marguerite Yourcenar
«Non ho mai avuto la sensazione di appartenere a nessun luogo. Neppure alla mia dilettissima Atene, neppure a Roma. Straniero dappertutto, non mi sentivo particolarmente isolato in nessun luogo.»
Di Adriano, imperatore romano, si studiano a scuola le imprese militari (poche) e lo splendore di alcune opere architettoniche come Villa Adriana a Tivoli, il Pantheon e il Mausoleo (ora Castel Sant’Angelo). Ma di Adriano, uomo, si sorvola e solo a stento si fa riferimento al suo amore per il greco (totalmente condiviso con la sottoscritta) e per Antinoo, giovinetto di Bitinia, a cui sono state dedicate alcune statue, tra cui quelle presenti proprio a Villa Adriana.
Ciò che Yourcenar fa in “Memorie di Adriano” è proprio questo: dare la possibilità ad uno degli imperatori classificati come “buoni” di parlare, di uscire da una monodimensionalità e diventare reale.
Diventato imperatore dopo Traiano, passato alla storia per aver espanso l’impero come mai prima da allora, Adriano è quello degli studi, anche un po’ arriso ai suoi per questo. Ma è ciò che lo rende un uomo profondamente tollerante nei confronti di ciò che è diverso, dalle popolazioni con cui entra in contatto alle persone di cui si circonda.
Poco avvezzo alla violenza, dall’animo profondo e di indole filosofica, in questo lungo monologo/lettera Adriano ci fa entrare nella sua anima, non nascondendone brutture e difetti, ma apparendoci certamente saggio, ma soprattutto umano. Se inizialmente avevo storto un po’ il naso (e tutt’ora non sono completamente convinta) per il mezzo usato da Yourcenar in questo romanzo, ora, anche grazie ai “Taccuini di appunti” finali, ne riconosco la motivazione: il monologo permette ad Adriano di avere una voce che, altrimenti, sarebbe stata zittita.
Un tocco di classe è aver scelto di fargli avere come destinatario non Antonino, suo futuro successore, che comunque lo conosceva bene, ma Marco Aurelio, colui che poi succederà ad Antonino e che comunque fu scelto da Adriano, ricordato da tuttə come “l’imperatore filosofo”. Da brividi se si pensa che Marco Aurelio fu l’imperatore con cui iniziò il declino di Roma.
Lo ammetto: scritto da altrə, con uno stile diverso, lo avrei bocciato perché non sono particolarmente interessata a conoscere le grandi imprese di grandi uomini, ma lo stile di Yourcenar, poetico e preciso al tempo stesso, mi ha permesso di goderne.
Di Adriano, imperatore romano, si studiano a scuola le imprese militari (poche) e lo splendore di alcune opere architettoniche come Villa Adriana a Tivoli, il Pantheon e il Mausoleo (ora Castel Sant’Angelo). Ma di Adriano, uomo, si sorvola e solo a stento si fa riferimento al suo amore per il greco (totalmente condiviso con la sottoscritta) e per Antinoo, giovinetto di Bitinia, a cui sono state dedicate alcune statue, tra cui quelle presenti proprio a Villa Adriana.
Ciò che Yourcenar fa in “Memorie di Adriano” è proprio questo: dare la possibilità ad uno degli imperatori classificati come “buoni” di parlare, di uscire da una monodimensionalità e diventare reale.
Diventato imperatore dopo Traiano, passato alla storia per aver espanso l’impero come mai prima da allora, Adriano è quello degli studi, anche un po’ arriso ai suoi per questo. Ma è ciò che lo rende un uomo profondamente tollerante nei confronti di ciò che è diverso, dalle popolazioni con cui entra in contatto alle persone di cui si circonda.
Poco avvezzo alla violenza, dall’animo profondo e di indole filosofica, in questo lungo monologo/lettera Adriano ci fa entrare nella sua anima, non nascondendone brutture e difetti, ma apparendoci certamente saggio, ma soprattutto umano. Se inizialmente avevo storto un po’ il naso (e tutt’ora non sono completamente convinta) per il mezzo usato da Yourcenar in questo romanzo, ora, anche grazie ai “Taccuini di appunti” finali, ne riconosco la motivazione: il monologo permette ad Adriano di avere una voce che, altrimenti, sarebbe stata zittita.
Un tocco di classe è aver scelto di fargli avere come destinatario non Antonino, suo futuro successore, che comunque lo conosceva bene, ma Marco Aurelio, colui che poi succederà ad Antonino e che comunque fu scelto da Adriano, ricordato da tuttə come “l’imperatore filosofo”. Da brividi se si pensa che Marco Aurelio fu l’imperatore con cui iniziò il declino di Roma.
Lo ammetto: scritto da altrə, con uno stile diverso, lo avrei bocciato perché non sono particolarmente interessata a conoscere le grandi imprese di grandi uomini, ma lo stile di Yourcenar, poetico e preciso al tempo stesso, mi ha permesso di goderne.