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virgi4 's review for:

La macchia umana by Philip Roth
5.0

Secondo appuntamento con Roth, dopo Pastorale Americana.
Storia differente, mondi diametralmente opposti eppure eccole lì di nuovo, senza tanto chiasso né esserne protagoniste, delle tematiche che mi toccano incredibilmente da vicino.
Lo sappiamo, uno scrittore è spesso tanto più apprezzato, tanto più entra in empatia con il lettore. Ma le corde che lui tocca con me (anche con voi?) sono così particolari, sottili, inusuali, da spiazzarti. Non te le aspetti.
Non si sta parlando dell’amicizia, dell’amore, della gioventù, della morte. Cioè, anche. Tratta ovviamente soprattutto di quei temi; ma quello che mi spiazza è che Roth si mette a un soffio dal mio volto scrivendo di cose per cui non mi sentirei compresa da nessun altro. Cose che a malapena dico a chi è vicino a me, perché reputo prive di valore, non condivisibili, non generalizzabili.

Per la me futura, le appunto: il confronto generazionale fra l’avvocato e Coleman, e sempre Coleman e Delphine Roux. Come questi percepisse i due giovani, così padroni della situazione e diretti al proprio scopo, senza mediare, sembrando arroganti – per quanto possano nutrire molti dubbi e avere una particolare sensibilità.
La frustrazione dell’irrisolto, lo smarrimento nel trovarsi faccia a faccia con personalità dubbie, e non sapere come inquadrarle, non riuscire a dare una spiegazione razionale a certe azioni. Sentirsi confuso come il giornalista, che non riesce a ricostruire perché Coleman non sia mai venuto allo scoperto, mai, negli anni.
L’inappagamento di non poter raggiungere la verità, non poter mai arrivare a comprendere le volontà di una persona appena morta.

Anche stavolta la lettura ha avuto momenti di lentezza, ma non per questo si trova al di sotto di altri volumi acchiappa-nottate. Apprezzo la sua scrittura, ho apprezzato la storia, apprezzo cosa dice e come lo dice, non vedo l’ora di leggerne altri suoi.