A review by blackjessamine
Herzog, by Saul Bellow

4.0

25.10.2013

Leggendo trama e recensioni avrei pensato che tutte queste lettere fossero il fulcro, anche narrativo, di questo romanzo. Eppure, a me è sembrato che fossero solo un accompagnamento, qualcosa su cui ogni tanto, durante la lettura, si scivolasse. E, devo dire, a me non hanno infastidito molto. Certo sono impegnative, richiedono forse un'attenzione superiore a quella che solitamente si utilizza per seguire "solo" lo scorrere della trama di un romanzo, ma a me è sembrato come se queste lettere nascessero quasi fossero delle semplici (semplici per modo di dire, ovviamente ) riflessioni del protagonista. In effetti, devo dire che forse a me questi brevissimi saggi (perché, sì, alcuni secondo me li si potrebbe considerare saggi) sono risultati meno d'impiccio perché molti degli autori e delle tematiche affrontate io le studio, e dunque mi è sembrato di trovarmi a leggere un testo di quelli che solitamente mi trovo a dover studiare inframezzato da parti narrative ad alleggerirlo.
Anche io ho impiegato comunque diverso tempo a terminarlo, non tanto perché non mi sia piaciuto, ma proprio perché comunque l'impegno e l'attenzione richiesta erano tanti, e non l'ho trovato un romanzo "da abbuffata", in cui immergersi e da divorare in pochi giorni, ma piuttosto qualcosa da gustare piano, per avere modo di assaporare ogni cosa.
Herzog mi ha suscitato tanta tenerezza, con i suoi modi spesso ingenui, nonostante la facciata dell'intellettuale. E al tempo stesso, a volte è arrivato quasi ad irritarmi, come se facesse apposta a mostrarsi così ingenuo, come se in realtà quella fosse una maschera che lui ha deciso di indossare, assumendosi tutte le conseguenze, quasi volesse incorrere in nuovi fallimenti. E, non so, in questo forse ho rivisto alcuni tratti del mio carattere, e credo che questo mi abbia fatto riflettere molto più delle numerosissime lettere ad intellettuali.
Mi ha colpito tanto anche la parabola della stabilità mentale di quest'uomo, che inizialmente mi si è presentato solo come una persona verosimilmente provata da una batosta sentimentale, per poi mostrare sempre più i segni di un cedimento interiore: e, paradossalmente, mi è apparso quasi più lucido nei momenti finali, nei suoi gesti impulsivi e nelle sue meditazioni più astratte (astratte nel senso di "più slegate dalla realtà", meno saldamente legate a ciò che le suscita).
Non so, ho terminato questo libro solo qualche ora fa, e credo di averlo ancora troppo vivido e "vivo" addosso per un commento sensato, ma credo mi abbia dato tanto, e ho sentito la necessità di scrivere qualche cosa subito.