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Fatherland by Robert Harris
5.0

Ma certo che sapeva! Lo sapeva ogni volta che qualcuno parlava scherzando di "andare all'Est", ogni volta che sentiva una madre dire a un bambino che doveva comportarsi bene, altrimenti sarebbe passato per il camino. Lo sapevamo quando traslocavamo nelle loro case, quando ci impadronivamo delle loro proprietà, dei loro posti di lavoro. Lo sapevamo, ma non conoscevamo i fatti.


E se la Germania avesse vinto la guerra?
Una domanda che tutti almeno una volta ci siamo posti, mentre studiavamo pagine e pagine dei libri di storia.
Qui si immagina un mondo, appieno nelle mani dei totalitarismi, nelle mani di una dittatura, la dittatura del Fuhrer, dove non si può pensare agire immaginare senza che tutto sia per il benessere dello Stato.
Eppure, la Germania nazista qui fa solo da cornice.
Il vero sunto è un mistero.
Di chi è quel cadavere ritrovato sulle rive dell’Havel?
Xavier March non è molto legato a questo regime, nonostante vi sia cresciuto e nonostante viva nell'ombra di render fiero suo padre che, invece, la Prima Guerra Mondiale l'ha fatta e vi ci è morto. Arriverà ad essere accusato di essere... asociale: perché non si integra, perché non prende parte a tutte le iniziative del Partito, se non quelle strettamente legate (e costrette) al suo lavoro.
Ma ama il suo lavoro.
E sarà proprio il suo lavoro ad esserne la condanna.

Robert Harris immagina un mondo plausibile, non troppo distante da ciò che effettivamente accade nei paesi dove la dittatura è l'unico credo riconosciuto.
In questo mondo plausibile, inserisce avvenimenti che sicuramente accadrebbero: le lotte di potere, l'affannarsi nel nascondere le prove.
Un esempio che mi ha molto colpito di questo mondo tratteggiato, è il riferimento al Dipartimento di Storia, che si occupa giornalmente di riscrivere la storia, cambiando nomi, tattiche, facendo sì che a prescindere da tutto la Germania ne esca vittoriosa.
Harris si rifà, come dice lui stesso, ad eventi realmente accaduti, inserisce nome reali, gli stessi che muoiono misteriosamente nel '43 o vengono processati a Norimberga: per loro individua un destino diverso, come un destino diverso è toccato anche ad Hitler, che in questo libro non è la figura centrale, quanto più evanescente, onnipresente nella sua svastica ma poco citato.

Il centro della storia è un mistero: scoprire chi è il cadavere e, poi, perché sia stato ucciso. Anche qui, il thriller si mescola alla realtà.

Questo è un libro che potrebbe essere tranquillamente collegabile a "La svastica sul sole" di Philip Dick, da cui poi è stato tratto la celeberrima serie TV "L'uomo nell'alto castello"; purtroppo ho letto questo secondo romanzo ucronico molto tempo fa e in maniera abbastanza superficiale, quindi non riesco ad individuare punti comuni o discordanti.

In generale, posso dire che "Fatherland" ha risvegliato quel mio amore assopito per i romanzi storici, ma soprattutto per gli ucronici.