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reflective
slow-paced
Plot or Character Driven:
Character
Strong character development:
No
Loveable characters:
No
Diverse cast of characters:
No
Flaws of characters a main focus:
Yes
Più andavo avanti a leggere questo libro più nella mia mente il paragone con Madame Bovary di Flaubert si faceva inevitabile.
Non tanto per il fatto che siano stati scritti nello stesso periodo e siano entrambi assurti alle massime altezze della letteratura mondiale, quanto perché tutti e due i romanzi sono incentrati su un protagonista debole e alla lunga sgradevole: specchio dei propri tempi, certo, ma anche e soprattutto archetipo di un preciso stato psicologico a cui prima della stesura di tali opere nessuno aveva ancora dato un nome e una definizione precisa. Sul bovarismo non mi soffermo, ormai è entrato nel sentire comune, mentre l'oblomovismo è forse meno conosciuto ma altrettanto meritevole di attenzione: si tratta di una sorta di apatia, di inerzia patologica unita ad una completa inettitudine alla vita pratica, capace di guastare anche gli spiriti migliori come quello del nostro Oblomov. Proprietario terriero, dotato di intelligenza vivace e di nobili sentimenti, apparentemente avrebbe tutte le carte in regola per riuscire nella vita, invece si trascina passivamente un giorno dopo l'altro, sprofondando in un pantano di inedia. E' l'unico vero nemico di se stesso, nemmeno l'amore riuscirà a scuoterlo e se lo lascerà scivolar via dalle dita; concluderà dunque la sua esistenza sepolto in casa, accompagnandosi ad una donna inferiore a lui sia socialmente che intellettualmente e preoccupato solo di bere e mangiare bene.
Naturalmente (proprio come la sua controparte francese) non sarebbe un capolavoro se oltre al magnifico lavoro di introspezione psicologica non tratteggiasse anche un quadro perfetto della Russia di metà ottocento, divisa fra l'immobilismo della classe aristocratica rappresentata da Oblomov e le nuove pulsioni economiche e sociali rappresentate da Stol'c, amico d'infanzia del protagonista. Sullo stile ovviamente non mi soffermo, va da se che se ha superato così brillantemente la prova del tempo uno dei meriti risiederà nella scrittura di Goncharov.
In conclusione un libro pregiato e pregevole, ma che tuttavia (di nuovo, come per Madame Bovary) non è riuscito a toccare le corde della mia emotività a causa della mancanza di empatia verso i personaggi e la loro sorte.
Non tanto per il fatto che siano stati scritti nello stesso periodo e siano entrambi assurti alle massime altezze della letteratura mondiale, quanto perché tutti e due i romanzi sono incentrati su un protagonista debole e alla lunga sgradevole: specchio dei propri tempi, certo, ma anche e soprattutto archetipo di un preciso stato psicologico a cui prima della stesura di tali opere nessuno aveva ancora dato un nome e una definizione precisa. Sul bovarismo non mi soffermo, ormai è entrato nel sentire comune, mentre l'oblomovismo è forse meno conosciuto ma altrettanto meritevole di attenzione: si tratta di una sorta di apatia, di inerzia patologica unita ad una completa inettitudine alla vita pratica, capace di guastare anche gli spiriti migliori come quello del nostro Oblomov. Proprietario terriero, dotato di intelligenza vivace e di nobili sentimenti, apparentemente avrebbe tutte le carte in regola per riuscire nella vita, invece si trascina passivamente un giorno dopo l'altro, sprofondando in un pantano di inedia. E' l'unico vero nemico di se stesso, nemmeno l'amore riuscirà a scuoterlo e se lo lascerà scivolar via dalle dita; concluderà dunque la sua esistenza sepolto in casa, accompagnandosi ad una donna inferiore a lui sia socialmente che intellettualmente e preoccupato solo di bere e mangiare bene.
Naturalmente (proprio come la sua controparte francese) non sarebbe un capolavoro se oltre al magnifico lavoro di introspezione psicologica non tratteggiasse anche un quadro perfetto della Russia di metà ottocento, divisa fra l'immobilismo della classe aristocratica rappresentata da Oblomov e le nuove pulsioni economiche e sociali rappresentate da Stol'c, amico d'infanzia del protagonista. Sullo stile ovviamente non mi soffermo, va da se che se ha superato così brillantemente la prova del tempo uno dei meriti risiederà nella scrittura di Goncharov.
In conclusione un libro pregiato e pregevole, ma che tuttavia (di nuovo, come per Madame Bovary) non è riuscito a toccare le corde della mia emotività a causa della mancanza di empatia verso i personaggi e la loro sorte.