A review by stephthepanda
Half a Soul: Metà di un'anima by Olivia Atwater

5.0

"Sarà pur vero che avete soltanto mezz'anima, Dora. Ma questo non fa di voi una mezza persona"

Da dove iniziare?
Questo libro dallo stile e dalla trama semplice e scorrevole, nasconde decisamente una natura più profonda e dolce, portandoti a fare molte più riflessioni di quanto si possa immaginare all'inizio della storia (la quale mantiene spesso e volentieri uno stile leggero e comico).
Quello che sembra essere un escamotage letterario (chiedo venia per il mancato tecnicismo) per dare il via alla storia, è decisamente molto di più.
La nostra protagonista: Theodora, non è soltanto un'orfana, ma è una bambina tradita, o forse sarebbe meglio dire: costantemente tradita. Una bambina e poi ragazza, a cui viene data la colpa di eventi che subisce, di cui lei non ha colpe.
Chi avrebbe dovuto proteggerla, non l'ha protetta.
Chi avrebbe dovuto amarla, non l'ha amata, o comunque le ha fatto pensare di necessitare obbligatoriamente una "cura", perché il suo modo di essere diversa, non era abbastanza per poter essere amata (anche se questo con cattive intenzioni).
Una bambina che viene costretta a fingersi altro, perché non abbastanza normale, perché non abbastanza emotiva, perché non abbastanza in generale.
Una ragazza a cui viene dispensata cattiveria gratuita, perché vista quasi come una palla al piede da chi se ne doveva prendere cura (e non solo).
Ironico come poi, sia proprio il personaggio da cui meno te lo aspetti (per quelle che erano le premesse del protagonista maschile), che Theodora troverà consolazione, conforto, pace, ma SOPRATTUTTO comprensione e amore.
Quell'amore di cui aveva solo una vaga idea (e non completamente chiara), trasponendolo alle attenzioni e alle delicatezze riservatele solamente dalla cugina (che comunque, in qualche modo, sente il bisogno di guarirla).
Insomma, Theodora rappresenta qualsiasi bambino/a appartenente allo spettro autistico a cui è stato fatto pensare di essere "rotto/a" solamente perché "non abbastanza qualcosa", oppure "troppo qualcosa".

L'epoca regency fa da contorno alla storia, rendendo tutto più delicato ed allo stesso tempo romantico, perché se da una parte l'etichetta rappresenta un limite, dall'altra questa rappresenta una via di fuga.
Il worldbuilding non è complesso, questo perché i mondi che caratterizzano la nostra storia sono simili. C'è il mondo "reale", quello della grigia Inghilterra ottocentesca, e c'è il mondo "magico", che è come se fosse una versione più colorata del mondo reale, ma allo stesso tempo senza via di mezzo (nascondendo in questi eccessi, una denuncia sociale non da poco).
Ma è proprio nell'eccesso che Dora può permettersi di essere se stessa, facendo affidamento (e pace soprattutto) su (con) se stessa.

Ammetto però che mi è un po' dispiaciuto come il finale sia risultato(a mio modesto parere) troppo veloce, quasi sbrigativo, come se l'autrice volesse solamente chiudere la storia perché in difficoltà con la risoluzione della stessa.
Forse, però, mi ero fatta io troppe aspettative (il che è molto probabile), non avendo inizialmente compreso del tutto quello che era il messaggio che voleva veicolare la scrittrice.

"Una volta mi avete detto che per voi vostra cugina era come una lanterna alla cui fiamma potevate riscaldarvi, Dora. Ora so cosa intendevate dire. Anche voi siete diventata come quella lanterna, per me, e non posso permettere che vi spegniate."