Take a photo of a barcode or cover
A review by momotan
Il tempo dell'attesa by Elizabeth Jane Howard
4.0
In questo secondo volume leggiamo le vicende della famiglia Cazalet durante il tempo dell'attesa.
E si tratta di un'attesa su più livelli.
C'è l'attesa che balza subito agli occhi, quella passata alla storia: l'attesa di una guerra che si avvicina sempre di più, di un nemico senza volto che si affolla sul continente e che prima o poi potrebbe tentare di invadere l'Inghilterra. L'attesa delle sirene che annunciano gli attacchi aerei, l'attesa delle bombe che possono o non possono cadere su di loro.
C'è l'attesa, più legata invece alla storia narrata, dei membri della famiglia partiti al fronte.
Rupert e Edward, ma anche Raymond, anche il marito di Diana, anche il pittore Michael che comincerà a gravitare intorno a Louise. Tutti partiti dalle loro case per andare in guerra, tutti strappati ai loro cari. Lontani, con poche comunicazioni frammentarie a legarli ancora alle famiglie: qualche telefonata, qualche lettera, ogni tanto una licenza.
C'è quest'attesa, e c'è il modo in cui le singole persone l'affrontano.
E poi abbiamo un'attesa meno letterale, e più strettamente collegata alla novità di questo secondo volume.
Già, novità. Perché se nel primo non risaltava alcun personaggio sopra gli altri, e la narrazione era corale, qui si isolano tre voci che assurgono al ruolo di protagoniste: Louise, Clary e Polly.
Le tre cugine ci forniscono punti di vista chiaramente differenti (un po' per i caratteri diversi delle ragazze, un po' perché Louise ormai vive fuori casa ed è decisa a inseguire il suo sogno di diventare un'attrice, mentre le altre due sono ancora rinchiuse in Home Place con tutti coloro che non sono al fronte, al lavoro o al college).
Ma in tutti i loro capitoli riecheggia l'attesa.
L'attesa che l'adolescenza finisca, l'attesa di non essere più in quella zona grigia nella quale si è troppo grandi per fare ciò che si faceva un tempo, ma allo stesso tempo troppo piccoli per essere trattati da adulti. Un'attesa peggiorata dall'attesa della guerra, che soprattutto a chi è rimasto a Home Place ha complicato enormemente la vita, quasi come avesse fermato il tempo intrappolando Polly e Clary in un limbo infinito.
Ci sono sempre comunque i capitoli corali, con le voci che si inseguono e ci mostrano la situazione da ogni angolazione possibile, frammentando la narrazione come un caleidoscopio, e restituendoci ancora una volta la certezza di avere a che fare con persone vive e reali, non con personaggi fittizi creati dalla mente di una scrittrice.
Tutti, nessuno escluso, ha una sua dimensione, una profondità, un suo carattere.
Dal pessimo Edward alla moglie Viola, che verrebbe da dire si siano trovati alla perfezione; dalle prozie alla cuoca e all'autista, dai bambini alle zie, dai comprimari a Sid.
Un viaggio emozionante in un'Inghilterra sotto attacco, che ci ricorda che anche in tempo di guerra la vita va avanti e le famiglie devono trovare ugualmente il modo di continuare a esistere come prima.
E si tratta di un'attesa su più livelli.
C'è l'attesa che balza subito agli occhi, quella passata alla storia: l'attesa di una guerra che si avvicina sempre di più, di un nemico senza volto che si affolla sul continente e che prima o poi potrebbe tentare di invadere l'Inghilterra. L'attesa delle sirene che annunciano gli attacchi aerei, l'attesa delle bombe che possono o non possono cadere su di loro.
C'è l'attesa, più legata invece alla storia narrata, dei membri della famiglia partiti al fronte.
Rupert e Edward, ma anche Raymond, anche il marito di Diana, anche il pittore Michael che comincerà a gravitare intorno a Louise. Tutti partiti dalle loro case per andare in guerra, tutti strappati ai loro cari. Lontani, con poche comunicazioni frammentarie a legarli ancora alle famiglie: qualche telefonata, qualche lettera, ogni tanto una licenza.
C'è quest'attesa, e c'è il modo in cui le singole persone l'affrontano.
E poi abbiamo un'attesa meno letterale, e più strettamente collegata alla novità di questo secondo volume.
Già, novità. Perché se nel primo non risaltava alcun personaggio sopra gli altri, e la narrazione era corale, qui si isolano tre voci che assurgono al ruolo di protagoniste: Louise, Clary e Polly.
Le tre cugine ci forniscono punti di vista chiaramente differenti (un po' per i caratteri diversi delle ragazze, un po' perché Louise ormai vive fuori casa ed è decisa a inseguire il suo sogno di diventare un'attrice, mentre le altre due sono ancora rinchiuse in Home Place con tutti coloro che non sono al fronte, al lavoro o al college).
Ma in tutti i loro capitoli riecheggia l'attesa.
L'attesa che l'adolescenza finisca, l'attesa di non essere più in quella zona grigia nella quale si è troppo grandi per fare ciò che si faceva un tempo, ma allo stesso tempo troppo piccoli per essere trattati da adulti. Un'attesa peggiorata dall'attesa della guerra, che soprattutto a chi è rimasto a Home Place ha complicato enormemente la vita, quasi come avesse fermato il tempo intrappolando Polly e Clary in un limbo infinito.
Ci sono sempre comunque i capitoli corali, con le voci che si inseguono e ci mostrano la situazione da ogni angolazione possibile, frammentando la narrazione come un caleidoscopio, e restituendoci ancora una volta la certezza di avere a che fare con persone vive e reali, non con personaggi fittizi creati dalla mente di una scrittrice.
Tutti, nessuno escluso, ha una sua dimensione, una profondità, un suo carattere.
Dal pessimo Edward alla moglie Viola, che verrebbe da dire si siano trovati alla perfezione; dalle prozie alla cuoca e all'autista, dai bambini alle zie, dai comprimari a Sid.
Un viaggio emozionante in un'Inghilterra sotto attacco, che ci ricorda che anche in tempo di guerra la vita va avanti e le famiglie devono trovare ugualmente il modo di continuare a esistere come prima.