A review by pino_sabatelli
Il liuto e le cicatrici by Danilo Kiš

4.0

Il volume raccoglie testi ritrovati dopo la morte dello scrittore che, secondo l'eccellente curatrice Mirjana Miočinocić, erano almeno in parte destinati a un altro suo libro: l’Enciclopedia dei morti. Kiš ci racconta di esistenze segnate dall’esperienza dell’esilio (Il senza patria), da un dolore inconsolabile (Jurij Golec), da una verità che si finge di non conoscere (Il liuto e le cicatrici), dal presagio di una morte che si traveste da sogno (Il maratoneta e il giudice di gara), dalla violenza ottusa del potere (Il poeta) o dall’urgenza di mettere ordine nella propria vita, quasi fosse una partita doppia (Il debito). Si tratta di vite più o meno comuni, ma velate da una malinconia e da una fatica esistenziale così profonde da rendere la morte un evento quasi agognato o comunque da attendere con serenità.

Kiš, come riporta la quarta di copertina, indaga il rapporto fra il nostro destino ultimo e la necessità di dover comunque vivere qui e ora, anche grazie al valore quasi salvifico della scrittura, vera e propria "forma di sopravvivenza". Lo fa perchè, come scrittore, “deve fare intravedere il grande tema della morte perché l’uomo sia meno superbo, meno egoista, meno malevolo e, d’altra parte, deve dare un senso alla vita”, sapendo però che “nei momenti cruciali le risposte non si trovano nei libri”. Ed è impossibile trovarle lì quando si è consapevoli di poter far affidamento solo sul proprio essere uomini: “mi sono messo a cercare quei libri che potevano darmi la forza di sopravvivere. E sono arrivato alla tragica conclusione che tutti i libri di cui mi ero nutrito per decenni in quel momento non erano in grado di aiutarmi. Non parlo dei libri sacri e degli antichi saggi; per quelli non ero pronto, mi mancava il punto di partenza: la fede in Dio”.