momotan 's review for:

I tre moschettieri by Alexandre Dumas
5.0

La storia è nota, è una di quelle storie ormai entrate a far parte dell'immaginario popolare.
Tutti, anche chi non avesse mai letto neppure una versione adattata per ragazzi, sanno chi sono D'Artagnan, Athos, Portos, Aramis, Milady, il cardinale Richelieu e il pasticco dei diamanti.
Un po' come accade se si nomina Re Artù, Robin Hood, Lady Oscar, Don Chisciotte.

La storia è nota ma il libro spesso non è stato letto. O, se è stato letto, è stato da piccoli, in versioni "tagliuzzate" non per malizia ma perché effettivamente un tomo di queste dimensioni potrebbe scoraggiare il ragazzino più volenteroso.
Immagino di aver letto una di queste versioni da piccolo, non ricordo bene ma di sicuro la mole del libro (di proprietà di mio padre o di qualche zio, e proveniente dai tempi della loro gioventù) non era quella di questo.

E il libro è un libro che merita di essere letto.
Nato come feutillon, per mano dell'autore del primo di questi racconti a puntate, direi che si può dividere in due parti, bene o male.
La prima parte è più introduttiva, mira a stupire, a far ridere, a coinvolgere il lettore nelle guasconate del protagonista e negli eccessi dei suoi compari.
La seconda invece cede sempre più il passo alla storia e alla Storia, le risate calano e aumentano i pericoli, le insidie.

Il fatto che in più di 700 pagine abbia trovato noiose solo quelle relative al racconto di Milady, la dice lunga sulla presa che il libro riesce ad avere sul lettore.
E quale sorpresa questo libro, per il lettore che vi si avvicini sornione, pensando magari di sapere già tutto!
Sopratutto nella prima parte, i Moschettieri appaiono come sbruffoni, attaccabrighe, egoisti, amorali, approfittatori. Maltrattano i loro valletti e versano in costante miseria, sfruttano qualunque mezzo per racimolare soldi e non si fanno problemi a tentare di intrattenere relazioni clandestine con donne sposate che possano in qualche modo mantenerli.
E da come Dumas presenta la società parigina del sedicesimo secolo, sembrerebbe cosa comune questo comportamento, al punto da far pensare a una Francia molto simile alla Roma imperiale, sotto questo aspetto.
Ma sotto tutti questi "difetti", questi tratta coloriti che servono a esagerare e a amplificare le figure dei quattro prodi, ci sono dei pregi.
La lealtà, che va al Re e alla Regina, alla Francia, al loro comandante e ai loro compagni; il coraggio, che non può essere messo in discussione anche se spesso si confonde con la stupidità; l'amicizia, che fa sì che si fidino ciecamente l'uno dell'altro, siano pronti a rischiare vicendevolmente la vita e mettano in comune i loro beni ogni volta che a uno dei quattro capiti la fortuna di incappare in somme di denaro.

Anche se, alla fine, la loro rivalità con il Cardinale e la sua fazione a ben vedere sfocia più volte nel tradimento, con i loro rapporti con il Duca inglese e il loro aiuto alla relazione di questi con la regina francese.
Ecco, diciamo che pur essendo tutti dall'inizio alla fine dalla parte di D'Artagnan senza il minimo dubbio, alla fine non si può non ammirare il Cardinale Richelieu.
Che avrà avuto i suoi motivi per dar contro alla Regina, e motivi egoistici e personali per di più, ma non inventa assolutamente niente, non calunnia, e alla fine dei giochi fa sempre e solo l'interesse della Francia. Una persona di indubbia statura, magnanima coi nemici se questi si rivelano valorosi e fedeli al Re, così come accade con i quattro. E anche i quattro, infatti, temono e rispettano Sua Eminenza.

E a parte Milady, per il resto non c'è un confine netto tra il bene e il male, tra i buoni e i cattivi.
Milady che ricorda molto Cersei Lannister in questo, la persona ambiziosa e dotata che ha avuto la sfortuna, in quell'epoca, di nascere donna e di dover quindi trovare vie traverse per raggiungere i propri obbiettivi.
Una volontà ferrea e priva di scrupoli che terrorizza pure i propri alleati, nascosta sotto un corpo di una bellezza abbagliante in grado di incantare e sedurre chiunque.
Una vittima pure lei, probabilmente, trasformata in ciò che è dall'ambiente che la voleva diversa, remissiva e passiva.


Un libro avvincente, succede tanto e di frequente, ogni capitolo spinge a leggere il successivo.
Consigliatissimo a chiunque ancora non l'abbia letto.