momotan 's review for:

Walden. Vita nel bosco by Henry David Thoreau
3.0

Trecento pagine che sono sembrate molte di più, mentre Thoreau ci accompagnava nei due anni passati sulla sponda del lago Walden, isolato dal resto della civiltà (per modo di dire, dato che ogni pochi giorni scendeva comunque in città, senza contare le visite che riceveva e gli incontri che faceva).

Una decisione che prende il via dalla sua visione filosofica della vita e del mondo, oltre che per il gusto di provare una nuova avventura e il provare a vedere se fosse davvero fattibile.

La sua visione filosofica per certi versi era forse fin troppo moderna, dato che alcuni spunti sarebbero tremendamente attuali al giorno d'oggi. Al tempo stesso però, e chiaramente, è ancorata nel suo tempo, la metà del diciannovesimo secolo e la cosa si avverte chiaramente.
Pià che altro però, se da un lato non si può fare a meno di ammirare certi principi (e durante la lettura veniva in mente il movimento del "Less is more", lo stile di alimentazione vegetariano, le cause ecologiste, i tanti problemi relativi alla sovrapopolazione, alla vita moderna e al sistema economico e sociale nel quale viviamo), dall'altro mi sono trovato frenato nell'empatizzare totalmente con lui o nell'incendiarmi per le sue teorie dalla sua vena un po' troppo estremista.
Il fatto che non sia necessario avere troppo e ammucchiare cose superflue, lo porta all'estremo di non avere praticamente nulla, vedendo ogni possessione materiale come qualcosa di negativo che ti ancora e ti limita.
O il fatto che predichi un'alimentazione scarna e povera, attaccando il mangiare ricercando il gusto e il piacere.

Però a parte questi suoi estremismi non si può non apprezzare la sua ricerca della Vita, lontano dalle istituzioni create col tempo dalle persone.
Non si può non simpatizzare quando fa il paragone tra le case vendute o affittate, e la capanna che si è costruito quasi esclusivamente da solo e a poco prezzo (anche se ci sarebbe la questione del terreno...), in relazione alla questione dell'indigenza. E uguale per la fame.
La risposta è che è possibile vivere così, quasi senza spesa, in pace con sè stessi e col mondo, autosostentandosi. Ma è possibile per una persona sana e in salute, e da sola. Persone più deboli, o con famiglia, o non più giovani?

Del resto però è lui stesso a dire subito, in apertura del libro, che questa non vuole assolutamente essere una via tracciata affinché altri la ripercorrano. Anzi spera che nessuno lo faccia!
Semplicemente lui ha deciso di voler fare qualcosa, di voler sperimentare qualcosa, e lo ha messo in pratica. Ha studiato, si è ingegnato, e ha vinto la scommessa.
Ognuno dovrebbe capire cosa aneli dalla vita, dove la sua strada vorrebbe portarlo, e seguirla.

Alla fine il caposaldo della sua filosofia è di non fidarsi mai di qualcosa dato per scontato e acclarato da tutti gli altri: perché può essere solo una credenza ormai assurta al rango di verità inconfutabile, o perché chi ha provato prima può aver sbagliato per qualche errore suo o di altri, o ancora perché magari qualcosa che non era fattibile in passato adesso può essere realizzabile.
Essere sempre come San Tommaso, e verificare sempre tutto.
Su questo si può essere anche d'accordo.


Poi, vabbé, c'è la bellezza della sua vita immerso nella natura.
La costruzione della capanna, gli animali e la flora tutto intorno. Il lago, i boschi e i fagioli. Le altre persone, quasi eremiti, che vivono intorno al lago e che saltuariamente si incontrano con lui.
E gli altri che capitano ogni tanto: cacciatori, pescatori, lavoratori, curiosi provenienti dalla città.


In buona parte un libro col quale si può concordare, sicuramente un testo che lascia spazio ad ampie riflessioni ancora adesso dopo più di un secolo e mezzo, in una situazione che dal punto di vista di Thoreau sarà sicuramente peggiorata moltissimo, tra tecnologie "inutili", natura deturpata e sempre meno spazio per poter fare quello che per due anni fece lui stesso.