Take a photo of a barcode or cover
A review by stephthepanda
I sette mariti di Evelyn Hugo by Taylor Jenkins Reid
5.0
Questo libro può ufficialmente rientrare tra i libri più belli che ho letto nel 2024.
Lo stile di scrittura è scorrevole, nonostante ci sia un continuo passaggio tra presente e passato, gestito da due p.o.v. diversi, il primo gestito dalla giornalista Monique, il secondo gestito dalla stravagante Evelyn.
Questo passaggio presente-passato, non è mai risultato pesante o confusionario, anzi, sempre il contrario; è stato dinamico e in qualche modo semplice (so che può sembrare un controsenso), probabilmente perché ogni punto di vista, rappresenta esattamente il personaggio che lo sta raccontando.
Quello di Monique è timido, quasi entra in punta di piedi, come se si volesse far guidare da quello di una persona che ne sa di più, come se sfuggisse al suo controllo, per poi diventare sempre più certo, ma comunque rispettoso di quello dell'altra (forse fin troppo privo di giudizi, almeno per tre quarti della storia). Quello di Evelyn è quasi arrogante, fin troppo deciso, in controllo della situazione, è quello di chi sa, che il gioco è nelle sue mani, è quello dei burattinaio, che decide lui come e quando far avvenire qualcosa, è quello di una donna che ormai ha vissuto tanto e sotto certi punti di vista anche troppo.
E' quello di chi non ha più nulla da perdere e proprio per questo, non si pone problemi nel raccontare la realtà nuda e cruda, a prescindere da quale sia stato il mezzo per giungere a quella verità; è quello di chi probabilmente si auto-giudica ma che comunque ripeterebbe all'infinito.
Questo libro parla di talmente tanti argomenti e talmente tanti contrasti che, per quanto mi riguarda, era inevitabile mi conquistasse.
Parla di amore in senso lato, parla di amore romantico, ma (soprattutto) di amore platonico.
Parla di sofferenza fisica e mentale, parla di tristezza, parla di ab*si, parla di dolore, parla di perdita (anche in questo caso, di perdita in senso lato).
Parla di successo (e cosa si è disposti a fare pur di raggiungerlo e non perderlo), parla di giustizia e soprattutto di ingiustizia (non vi nego che durante la lettura in più occasioni mi sono trovata a dire "Non è giusto!" "Non dovrebbe andare così") e tutto questo caotico mix, si sposa perfettamente con quella che poi è la personalità cinica e (a tratti) fredda di Evelyn (e non so se percepite il collegamento con quella che è stata la descrizione anche del suo pov).
Il suo personaggio è scritto/costruito veramente bene. Come ne rimane affascinato il mondo intero (nella sua realtà letteraria), ne rimane affascinata Monique e ne rimane affascinato il lettore. Come potete comprendere, non è quel personaggio che vuole finge di essere il paladino della giustizia, non è quel personaggio che mente a se stesso dicendo "no, ma lo sto facendo per il bene universale". Lei ha fatto delle cose (alcune di esse sono oggettivamente discutibili) e lo ammette, non fieramente sia chiaro, ma non prova a nascondersi dietro un dito.
Evelyn non vuole fare totalmente ammenda, lei vuole egoisticamente, liberarsi da un peso (più di uno in realtà). Egoisticamente, lei vuole raggiungere il suo ultimo scopo e di cosa succede intorno a sè, le interessa relativamente poco. Lei vuole essere libera. Libera dai sensi di colpa, libera dalle menzogne, libera dalle verità nascoste.
Quello che fa provare più rabbia, tristezza e dolore è il fatto che sia nel caso Evelyn avesse avuto qualcosa da perdere, sia nel caso Evelyn avesse avuto qualcosa da guadagnare; in generale: qualsiasi fosse stata la strada da intraprendere per raggiungere il suo scopo, quello che è il "successo", lei l'avrebbe inseguita.
In questi momenti ho provato rabbia, quasi odio nei confronti della nostra protagonista, perché sai (e sa Evelyn), che questo porterà inevitabilmente a far soffrire i personaggi e di conseguenza anche te lettore e in senso lato Evelyn, però dall'altra parte mi sono ritrovata (mio rammarico) a comprendere le ragioni della nostra attrice.
Tutte queste storie, questi dolori, queste perdite, questi amori e questi perenni up and down, ti portano verso la fine della storia a disperarti, perché sai che la fine non sarà dolce, bensì dolce-amara. Non ci sarà un lieto fine, non ci sarà un dolce finale per Evelyn o in generale non ci sarà il finale che vorresti avvenisse in un mondo ideale.
Tutto quello che è scritto, il modo con cui è scritto è tutto dannatamente giusto.
Io ho finito il libro ed ho semplicemente detto: WOW.
Lo stile di scrittura è scorrevole, nonostante ci sia un continuo passaggio tra presente e passato, gestito da due p.o.v. diversi, il primo gestito dalla giornalista Monique, il secondo gestito dalla stravagante Evelyn.
Questo passaggio presente-passato, non è mai risultato pesante o confusionario, anzi, sempre il contrario; è stato dinamico e in qualche modo semplice (so che può sembrare un controsenso), probabilmente perché ogni punto di vista, rappresenta esattamente il personaggio che lo sta raccontando.
Quello di Monique è timido, quasi entra in punta di piedi, come se si volesse far guidare da quello di una persona che ne sa di più, come se sfuggisse al suo controllo, per poi diventare sempre più certo, ma comunque rispettoso di quello dell'altra (forse fin troppo privo di giudizi, almeno per tre quarti della storia). Quello di Evelyn è quasi arrogante, fin troppo deciso, in controllo della situazione, è quello di chi sa, che il gioco è nelle sue mani, è quello dei burattinaio, che decide lui come e quando far avvenire qualcosa, è quello di una donna che ormai ha vissuto tanto e sotto certi punti di vista anche troppo.
E' quello di chi non ha più nulla da perdere e proprio per questo, non si pone problemi nel raccontare la realtà nuda e cruda, a prescindere da quale sia stato il mezzo per giungere a quella verità; è quello di chi probabilmente si auto-giudica ma che comunque ripeterebbe all'infinito.
Questo libro parla di talmente tanti argomenti e talmente tanti contrasti che, per quanto mi riguarda, era inevitabile mi conquistasse.
Parla di amore in senso lato, parla di amore romantico, ma (soprattutto) di amore platonico.
Parla di sofferenza fisica e mentale, parla di tristezza, parla di ab*si, parla di dolore, parla di perdita (anche in questo caso, di perdita in senso lato).
Parla di successo (e cosa si è disposti a fare pur di raggiungerlo e non perderlo), parla di giustizia e soprattutto di ingiustizia (non vi nego che durante la lettura in più occasioni mi sono trovata a dire "Non è giusto!" "Non dovrebbe andare così") e tutto questo caotico mix, si sposa perfettamente con quella che poi è la personalità cinica e (a tratti) fredda di Evelyn (e non so se percepite il collegamento con quella che è stata la descrizione anche del suo pov).
Il suo personaggio è scritto/costruito veramente bene. Come ne rimane affascinato il mondo intero (nella sua realtà letteraria), ne rimane affascinata Monique e ne rimane affascinato il lettore. Come potete comprendere, non è quel personaggio che vuole finge di essere il paladino della giustizia, non è quel personaggio che mente a se stesso dicendo "no, ma lo sto facendo per il bene universale". Lei ha fatto delle cose (alcune di esse sono oggettivamente discutibili) e lo ammette, non fieramente sia chiaro, ma non prova a nascondersi dietro un dito.
Evelyn non vuole fare totalmente ammenda, lei vuole egoisticamente, liberarsi da un peso (più di uno in realtà). Egoisticamente, lei vuole raggiungere il suo ultimo scopo e di cosa succede intorno a sè, le interessa relativamente poco. Lei vuole essere libera. Libera dai sensi di colpa, libera dalle menzogne, libera dalle verità nascoste.
Quello che fa provare più rabbia, tristezza e dolore è il fatto che sia nel caso Evelyn avesse avuto qualcosa da perdere, sia nel caso Evelyn avesse avuto qualcosa da guadagnare; in generale: qualsiasi fosse stata la strada da intraprendere per raggiungere il suo scopo, quello che è il "successo", lei l'avrebbe inseguita.
In questi momenti ho provato rabbia, quasi odio nei confronti della nostra protagonista, perché sai (e sa Evelyn), che questo porterà inevitabilmente a far soffrire i personaggi e di conseguenza anche te lettore e in senso lato Evelyn, però dall'altra parte mi sono ritrovata (mio rammarico) a comprendere le ragioni della nostra attrice.
Tutte queste storie, questi dolori, queste perdite, questi amori e questi perenni up and down, ti portano verso la fine della storia a disperarti, perché sai che la fine non sarà dolce, bensì dolce-amara. Non ci sarà un lieto fine, non ci sarà un dolce finale per Evelyn o in generale non ci sarà il finale che vorresti avvenisse in un mondo ideale.
Tutto quello che è scritto, il modo con cui è scritto è tutto dannatamente giusto.
Io ho finito il libro ed ho semplicemente detto: WOW.