momotan 's review for:

The Rage of Dragons by Evan Winter
4.0

Ma che bello!

Partiamo da qui: è un gran bel fantasy.
Abbiamo divinità e grandi poteri, demoni e miti. Abbiamo un impero una volta potentissimo scacciato e cacciato, costretto alla fuga per sopravvivere, e a reinventarsi in un luogo sconosciuto e inospitale, circondato da nemici spietati (e ci credo, questi sono arrivati, gli hanno portato fuoco e sangue e hanno rubato della terra che era loro, rovinandola per sempre...)

Vediamo un poco di tutto questo, per poi spostarci due secoli dopo. I rifugiati si sono sistemati abbastanza bene, continuano a vivere in uno stato di guerra perenne coi vicini, sono una civiltà prettamente marziale dove o combatti o sei meno di niente, buono solo a fare il servitore. E sono divisi rigidamente in caste.
Il protagonista è delle caste inferiori, sogna di poter avere una vita tranquilla, di sposare la ragazza che gli piace e di evitarsi la guerra, anche se il padre ne morrebbe visto che è un forte e rispettato guerriero.

Invece la vita si mette di mezzo.
Dei nobili se la prendono con lui, una cosa tira l'altra e lui si ritrova cacciato da casa, senza più in padre, senza la donna che amava. Ha perso tutto e gli resta solo la vendetta, ma per ottenerla dovrà diventare uno dei guerrieri più forti della sua casta, così da poter affrontare impunemente i nobili che gli hanno tolto tutto.

Seguono duri allenamenti, compagni di spada che diventeranno fratelli, un leader visionario e leggendario, molte battaglie e alcuni colpi di scena.


Ci sono anche delle pecche, eh.
All'inizio sembra tutto un po' troppo affrettato, mentre la parte centrale con l'addestramento suona forse troppo strascicata.
Se inizialmente apprezzavo molto la mediocrità marziale di Tau, mi sono ritrovato poi a stupirmi dei miglioramenti che grazie solo a impegno e odio lo portano a diventare il migliore della sua Casta, in grado di sopraffare anche i Nobili di rango minore (la nobiltà qui influisce sulla genetica, e più sei Nobile, più sei alto, grosso, forte e veloce). Possibile che sia l'unico ad avere avuto una tale spinta? E che bastasse questo?

E parimenti, se all'inizio la sua sete di vendetta era piacevole, alla fine è diventata quasi una macchietta, un tratto distintivo insieme all'impulsività e all'ira cui spesso cede.

Ci sono diverse pecche logiche nella guerra dei Prescelti (capisco essere ciechi rispetto alla verità ma così si esagera) e le evoluzioni dei rapporti tra ragazzi spesso sono un po' troppo repentine.
Immagino che nel secondo volume queste cose verranno trattate meglio.

Comunque sono piccolezze, ho divorato il libro e già questo è un ottimo biglietto da visita, per quanto mi riguarda.