Take a photo of a barcode or cover
A review by marco_freccero
Punch al rum by Elmore Leonard
4.0
Eccoci a parlare di un altro romanzo di Elmore Leonard, il Dickens di Detroit. Di lui ho letto “Punch al rum” che, se non sbaglio, è stato portato sul grande schermo da Quentin Tarantino con il titolo di “Jackie Brown”.
L’editore è Einaudi mentre la traduzione è di Stefano Massaron.
Che cosa ci racconta il buon Elmore Leonard, questa volta?
Tutto inizia con 2 amici che se ne stanno a vedere una sfilata dei suprematisti bianchi a Palm beach (questa volta non siamo a Detroit).
Chi sono questi 2?
Uno è un trafficante di armi. L’altro è uscito di prigione e lavora per un tipo che presta i soldi per le cauzioni. Nel gruppo dei neonazisti c’è Big Guy, un fanatico delle armi. E il trafficante di armi desidera derubare il neonazista delle sue armi, e ucciderlo.
Ma non sono loro, né il nazista i protagonisti del romanzo.
Due poliziotti all’aeroporto stanno tenendo d’occhio una hostess che arriva dalle Bahamas con la sua valigia. La fermano, la portano a fare 2 chiacchiere in ufficio e saltano fuori un bel po’ di soldi, e della cocaina. Entrambe le cose non appartengono a lei. E loro lo sanno. Loro sanno che quei soldi sono del trafficante di armi, Ordell Robbie, che cerca di far rientrare negli Stati Uniti tutti i suoi soldi. E i 2 poliziotti vogliono lui. Sbatterlo dentro con l’accusa di traffico d’armi.
Ma non sono loro i protagonisti veri di questo romanzo.
Perché Elmore Leonard qui ha fatto qualcosa di meglio. Sì, come ho appena tratteggiato, ci sono i soliti poliziotti, i soliti teppisti col cervello distrutto dalla droga, e i consueti delinquenti che si trovano sempre in un po’ tutte le opere di questo scrittore statunitense. I dialoghi sono sempre i dialoghi di un maestro.
Ma la protagonista di questo libro è lei: Jackie Burke; la hostess. Che in principio sembra l’agnello sacrificale, una donna che finisce o sta per finire stritolata in un mondo di uomini dove si spara con facilità e se si ruba una macchina la si porta in giro in pieno giorno per farsi vedere da tutti. Anche dai poliziotti? Ma certo, che problema c’è?
Lei è una in gamba. E inizia a elaborare il piano. Dare ai federali quello che desiderano e scampare così alla prigione; e non finire ammazzata dal trafficante di armi.
Ma soprattutto il suo desiderio è di mettere le mani su quel gruzzolo del trafficante di armi, circa mezzo milione di dollari, e poi svignarsela a gambe levate.
Magari non da sola.
Pare essere una storia cinica ambientata in quella grande e sconfinata armeria a cielo aperto che noi conosciamo con il nome di “Stati Uniti d’America” e che consideriamo, tutto sommato e in fondo in fondo, una Nazione da prendere a esempio e modello. Chissà poi perché.
E in parte è proprio così: in un mondo di uomini che pensano ad arricchirsi con ogni metodo (illecito ovviamente), mentre altri fanno di tutto per sbatterli in galera (con ogni mezzo), Jackie Burke pare essere solo la più scaltra e la più abile,
E anche in questo caso ci tocca dire: Sì.
Tuttavia se tutto appare così semplice e così come ci si aspetta da un Paese che ama solo chi vince, con qualsiasi mezzo, questa donna appare comunque l’unica luce e l’unica ventata di freschezza. Sia chiaro: lei sa bene cosa trasportava, e da dove provenivano quei soldi. Non è inconsapevole e nemmeno innocente né una santa. Al contrario.
Lei è una donna che di fronte a una vita, la sua ovviamente, che non è esattamente un capolavoro, sfida i limiti e le paure e osa. Osa architettare un piano che le permetterà di costruirsi (con metodi illeciti) una vita differente, forse persino migliore, ma da un’altra parte ovviamente. Distante dagli Stati Uniti d’America, e non da sola.
E benché sia sì, scaltra e cinica, offrirà la possibilità di ricominciare anche a un uomo. Dimostrando, forse, di stare per guarire dal cinismo che l’aveva condotta in una serie di guai tutt’altro che semplici.
L’editore è Einaudi mentre la traduzione è di Stefano Massaron.
Che cosa ci racconta il buon Elmore Leonard, questa volta?
Tutto inizia con 2 amici che se ne stanno a vedere una sfilata dei suprematisti bianchi a Palm beach (questa volta non siamo a Detroit).
Chi sono questi 2?
Uno è un trafficante di armi. L’altro è uscito di prigione e lavora per un tipo che presta i soldi per le cauzioni. Nel gruppo dei neonazisti c’è Big Guy, un fanatico delle armi. E il trafficante di armi desidera derubare il neonazista delle sue armi, e ucciderlo.
Ma non sono loro, né il nazista i protagonisti del romanzo.
Due poliziotti all’aeroporto stanno tenendo d’occhio una hostess che arriva dalle Bahamas con la sua valigia. La fermano, la portano a fare 2 chiacchiere in ufficio e saltano fuori un bel po’ di soldi, e della cocaina. Entrambe le cose non appartengono a lei. E loro lo sanno. Loro sanno che quei soldi sono del trafficante di armi, Ordell Robbie, che cerca di far rientrare negli Stati Uniti tutti i suoi soldi. E i 2 poliziotti vogliono lui. Sbatterlo dentro con l’accusa di traffico d’armi.
Ma non sono loro i protagonisti veri di questo romanzo.
Perché Elmore Leonard qui ha fatto qualcosa di meglio. Sì, come ho appena tratteggiato, ci sono i soliti poliziotti, i soliti teppisti col cervello distrutto dalla droga, e i consueti delinquenti che si trovano sempre in un po’ tutte le opere di questo scrittore statunitense. I dialoghi sono sempre i dialoghi di un maestro.
Ma la protagonista di questo libro è lei: Jackie Burke; la hostess. Che in principio sembra l’agnello sacrificale, una donna che finisce o sta per finire stritolata in un mondo di uomini dove si spara con facilità e se si ruba una macchina la si porta in giro in pieno giorno per farsi vedere da tutti. Anche dai poliziotti? Ma certo, che problema c’è?
Lei è una in gamba. E inizia a elaborare il piano. Dare ai federali quello che desiderano e scampare così alla prigione; e non finire ammazzata dal trafficante di armi.
Ma soprattutto il suo desiderio è di mettere le mani su quel gruzzolo del trafficante di armi, circa mezzo milione di dollari, e poi svignarsela a gambe levate.
Magari non da sola.
Pare essere una storia cinica ambientata in quella grande e sconfinata armeria a cielo aperto che noi conosciamo con il nome di “Stati Uniti d’America” e che consideriamo, tutto sommato e in fondo in fondo, una Nazione da prendere a esempio e modello. Chissà poi perché.
E in parte è proprio così: in un mondo di uomini che pensano ad arricchirsi con ogni metodo (illecito ovviamente), mentre altri fanno di tutto per sbatterli in galera (con ogni mezzo), Jackie Burke pare essere solo la più scaltra e la più abile,
E anche in questo caso ci tocca dire: Sì.
Tuttavia se tutto appare così semplice e così come ci si aspetta da un Paese che ama solo chi vince, con qualsiasi mezzo, questa donna appare comunque l’unica luce e l’unica ventata di freschezza. Sia chiaro: lei sa bene cosa trasportava, e da dove provenivano quei soldi. Non è inconsapevole e nemmeno innocente né una santa. Al contrario.
Lei è una donna che di fronte a una vita, la sua ovviamente, che non è esattamente un capolavoro, sfida i limiti e le paure e osa. Osa architettare un piano che le permetterà di costruirsi (con metodi illeciti) una vita differente, forse persino migliore, ma da un’altra parte ovviamente. Distante dagli Stati Uniti d’America, e non da sola.
E benché sia sì, scaltra e cinica, offrirà la possibilità di ricominciare anche a un uomo. Dimostrando, forse, di stare per guarire dal cinismo che l’aveva condotta in una serie di guai tutt’altro che semplici.