Take a photo of a barcode or cover
Holy Cow! What the heck did I just read?!
I don't really know what to say. Was this science fiction? Or paranormal? Or a psychological thriller? I-I feel so confused! I'm pretty sure Theres was either autistic or a demon.
The violence and morbidity was cool but I didn't really internalize the essence of the story. So all those problematic and insecure girls became a dangerous cult of murderers? That's it?!
Ugh! I am frustrated with the ending because I thought there would be more to the story than what I read. Oh well. Props for the gore.
I don't really know what to say. Was this science fiction? Or paranormal? Or a psychological thriller? I-I feel so confused! I'm pretty sure Theres was either autistic or a demon.
The violence and morbidity was cool but I didn't really internalize the essence of the story. So all those problematic and insecure girls became a dangerous cult of murderers? That's it?!
Ugh! I am frustrated with the ending because I thought there would be more to the story than what I read. Oh well. Props for the gore.
dark
mysterious
tense
medium-paced
Plot or Character Driven:
Character
Strong character development:
No
Loveable characters:
No
Diverse cast of characters:
No
Flaws of characters a main focus:
Yes
Onödigt grotesk bok, det var så uppenbart att hela boken bara var fillers runt de blodiga delarna. Men det är bra skrivet om man tänker på vilken vibe han ville ge boken, den har en känsla av creepy under hela boken.
Graphic: Body horror, Body shaming, Child abuse, Fatphobia, Gore, Blood
Moderate: Death
I wasn't really that impressed with this book. It was supposed to be so horrifying. But I found it more boring than anything, and I had a hard time finishing it. I'm pretty sure Theres was supposed to be autistic, but then she suddenly warped into a psychopath. The "other girl", Teresa, just seemed like a pathetic whiny teenager. Supposedly this author is "more terrifying than Stephen King", but I've read a lot of Stephen King, and his books have literally kept me up at night. This book had me yawning more than anything.
John Ajvide Lindqvist. Han seglade snabbt upp som en favorit efter tre lästa böcker. Han har helt enkelt skrämt skiten ur mig, på ren svenska. Lilla stjärna liknar på inget sätt de andra jag hittills läst. Och det är faktiskt inte på något bra sätt. Läs mer på http://bokslut.blogspot.se/2015/12/lilla-stjarna-av-john-ajvide-lindqvist.html
Lindqvist writes a stunningly disturbing book and does it through the eyes of young teenage girls. The fact that he can write from this viewpoint is testament enough to his skills as a writer, but the way he handles the disillusionment and loneliness of being an early teen girl is masterful. His taste in and use of gore didn't leave me with any complaints, either.
My only criticism would be that this book peaks after the first few chapters and then there is a long, hard slog until you reach the crescendo. While this builds a strong psychological base for the story, so much graphic action early in the novel left me dissatisfied with the then relatively calm middle chunk of this book.
However if you have a taste for a well-written, psychologically-disturbing and stomach-churning book, you are in luck--Lindqvist has produced just that.
My only criticism would be that this book peaks after the first few chapters and then there is a long, hard slog until you reach the crescendo. While this builds a strong psychological base for the story, so much graphic action early in the novel left me dissatisfied with the then relatively calm middle chunk of this book.
However if you have a taste for a well-written, psychologically-disturbing and stomach-churning book, you are in luck--Lindqvist has produced just that.
Another fantastic read from Lindqvist. He's quickly becoming a favorite author of mine
For some reason this book left me cold – cold in a, really, type of a way. I didn’t find it as good as Handling the Undead or Let Me In.
While the book starts off very well, it seems to descend into a maelstrom of violence intended to shock. Maybe it’s because I live in America where there is too much violence among children that this book feels so facile in it’s look and development of a duo that take up violence. Maybe it’s because to me, violence doesn't necessary equal fear when reading.
The characterization is good overall, but I wanted more, something deeper perhaps.
Crossposted at Booklikes
While the book starts off very well, it seems to descend into a maelstrom of violence intended to shock. Maybe it’s because I live in America where there is too much violence among children that this book feels so facile in it’s look and development of a duo that take up violence. Maybe it’s because to me, violence doesn't necessary equal fear when reading.
The characterization is good overall, but I wanted more, something deeper perhaps.
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I libri di Lindqvist solitamente sono horror atipici, horror che giocando sugli schemi classici ci regalano romanzi che riflettono sul concetto di amore.
Era così per la commovente storia di Eli, era così per la riunione dei morti con i loro cari in una torrida estate, era così per l’amore paterno contrapposto al mare.
E’ così anche adesso, in questo libro?
Onestamente non penso.
Questo libro è, per quanto visto finora di Lindqvist, atipico.
Non abbiamo degli schemi ribaltati, non abbiamo figure mitiche e fantastiche sulle quali costruire l’orrore.
L’orrore viene prelevato a badilate dalla realtà, dalla vita quotidiana.
Le protagoniste, Theres e Teresa, sono due ragazze come tante. Sole, perdute, con problemi mentali di cui nessuno si accorge finché non è troppo tardi, o di cui nessuno può o vuole occuparsi.
Theres viene abbandonata in fasce in un bosco, mezza sepolta sotto terra. La trova un vecchio musicista ormai in pensione, che la sente emettere una nota perfetta e la porta a casa.
Dove la terrà segregata in uno scantinato, isolata dal mondo per conservarne la purezza musicale.
Una bambina già strana di suo, che non parla e non si muove, pensierosa, alla ricerca di qualcosa, amante solo della musica, incapace di dimostrare affetto. Che viene cresciuta con la convinzione che i grandi siano cattivi e la vogliano mangiare, che vive mangiando omogeneizzati, che non conosce altre persone a parte i genitori adottivi e il fratellastro che ogni tanto passa da casa.
Una casa disastrata, violenta, piena di orrori derivati da scelte sbagliate e sfortuna.
La vita dei genitori rovinata da scelte musicali e da tradimenti. La vita del fratello rovinata dall’odio della gente e dalla sfortuna.
Finché, per puro caso, Theres non uccide i genitori. Inconsapevole di ciò che ha fatto, spinta solo dalla curiosità. E il fratello sceglie di occuparsene, continuando a tenerla nascosta al mondo intero, decidendo di proteggerla.
E poi Teresa. Bambina strana, cresciuta in una famiglia normale ma atipica. Non gioca come gli altri, non si diverte come gli altri. Metodica e silenziosa, logica.
Grassoccia, isolata dal gruppo, detestata e oggetto delle risate altrui.
Si sfoga online come troll, e legge dei lupi.
Finché non conosce Theres, prima su un sito di poesie, poi in televisione quando lei partecipa al locale programma di talent scout musicale.
E dalla loro unione nasce tutto.
Nasce il progetto del branco di lupi umani, con altre ragazz disadattate e problematiche come loro che si radunano vicino a Theres per cercare la pace mentale.
Nasce il duo Tesla, che porterà Theres a cantare al principale evento live nazionale.
Nasce il rituale dell’omicidio e la sensazione di sentirsi vuote, libere da ogni problema.
Nasce la sconfitta della paura che sempre le ha accompagnate, e la loro sfida al mondo di adulti che le vogliono mangiare.
Un libro difficile, in cui non si capisce mai se Theres abbia qualcosa di speciale o sia solo molto problematica e dotata di una voce divina.
Un libro che mostra la facilità della violenza e la sua potenziale innocenza, naturalezza. Un libro che ci mostra anche, però, un breve risvolto positivo nell’evoluzione della vita di Jerry, cui il destino dopo tanti rovesci ha offerto una sorta di lieto fine.
Un libro che fa paura e che tiene avvinti, malgrado la trama in sé con l’andare delle pagine cominci a tenere sempre meno avvinti. Ma l’ansia e l’angoscia delle ragazze, la loro paura, ci mantengono con il libro in mano e gli occhi incollati alle pagine, desiderosi di sapere di più e di capire se alla fine ci sia salvezza o meno per loro, per il branco.
Un libro che è anche critica feroce non solo della condizione di queste ragazze, ma anche dell’intero business della musica e dei talent show, a modo suo. Un mondo che viene mostrato come marcio fin dalle radici, popolato da gente che farebbe qualunque cosa per il successo.
Un bel libro, che resta dentro, anche se completamente diverso da Lasciami entrare e da Il porto degli spiriti.
Era così per la commovente storia di Eli, era così per la riunione dei morti con i loro cari in una torrida estate, era così per l’amore paterno contrapposto al mare.
E’ così anche adesso, in questo libro?
Onestamente non penso.
Questo libro è, per quanto visto finora di Lindqvist, atipico.
Non abbiamo degli schemi ribaltati, non abbiamo figure mitiche e fantastiche sulle quali costruire l’orrore.
L’orrore viene prelevato a badilate dalla realtà, dalla vita quotidiana.
Le protagoniste, Theres e Teresa, sono due ragazze come tante. Sole, perdute, con problemi mentali di cui nessuno si accorge finché non è troppo tardi, o di cui nessuno può o vuole occuparsi.
Theres viene abbandonata in fasce in un bosco, mezza sepolta sotto terra. La trova un vecchio musicista ormai in pensione, che la sente emettere una nota perfetta e la porta a casa.
Dove la terrà segregata in uno scantinato, isolata dal mondo per conservarne la purezza musicale.
Una bambina già strana di suo, che non parla e non si muove, pensierosa, alla ricerca di qualcosa, amante solo della musica, incapace di dimostrare affetto. Che viene cresciuta con la convinzione che i grandi siano cattivi e la vogliano mangiare, che vive mangiando omogeneizzati, che non conosce altre persone a parte i genitori adottivi e il fratellastro che ogni tanto passa da casa.
Una casa disastrata, violenta, piena di orrori derivati da scelte sbagliate e sfortuna.
La vita dei genitori rovinata da scelte musicali e da tradimenti. La vita del fratello rovinata dall’odio della gente e dalla sfortuna.
Finché, per puro caso, Theres non uccide i genitori. Inconsapevole di ciò che ha fatto, spinta solo dalla curiosità. E il fratello sceglie di occuparsene, continuando a tenerla nascosta al mondo intero, decidendo di proteggerla.
E poi Teresa. Bambina strana, cresciuta in una famiglia normale ma atipica. Non gioca come gli altri, non si diverte come gli altri. Metodica e silenziosa, logica.
Grassoccia, isolata dal gruppo, detestata e oggetto delle risate altrui.
Si sfoga online come troll, e legge dei lupi.
Finché non conosce Theres, prima su un sito di poesie, poi in televisione quando lei partecipa al locale programma di talent scout musicale.
E dalla loro unione nasce tutto.
Nasce il progetto del branco di lupi umani, con altre ragazz disadattate e problematiche come loro che si radunano vicino a Theres per cercare la pace mentale.
Nasce il duo Tesla, che porterà Theres a cantare al principale evento live nazionale.
Nasce il rituale dell’omicidio e la sensazione di sentirsi vuote, libere da ogni problema.
Nasce la sconfitta della paura che sempre le ha accompagnate, e la loro sfida al mondo di adulti che le vogliono mangiare.
Un libro difficile, in cui non si capisce mai se Theres abbia qualcosa di speciale o sia solo molto problematica e dotata di una voce divina.
Un libro che mostra la facilità della violenza e la sua potenziale innocenza, naturalezza. Un libro che ci mostra anche, però, un breve risvolto positivo nell’evoluzione della vita di Jerry, cui il destino dopo tanti rovesci ha offerto una sorta di lieto fine.
Un libro che fa paura e che tiene avvinti, malgrado la trama in sé con l’andare delle pagine cominci a tenere sempre meno avvinti. Ma l’ansia e l’angoscia delle ragazze, la loro paura, ci mantengono con il libro in mano e gli occhi incollati alle pagine, desiderosi di sapere di più e di capire se alla fine ci sia salvezza o meno per loro, per il branco.
Un libro che è anche critica feroce non solo della condizione di queste ragazze, ma anche dell’intero business della musica e dei talent show, a modo suo. Un mondo che viene mostrato come marcio fin dalle radici, popolato da gente che farebbe qualunque cosa per il successo.
Un bel libro, che resta dentro, anche se completamente diverso da Lasciami entrare e da Il porto degli spiriti.
Funny, quite a few people here thought the book started off well and then slumped. My experience was exactly the opposite: why Lindqvist is compared to King is because he is so good with context. He builds the setting with fantastic skill-- whether suburban Stockholm or rural Sweden. Here, though, the action happens within four walls in the beginning. It gets better and delivers towards the end, but was the most difficult of the author's books so far.