3.65 AVERAGE

challenging funny reflective slow-paced
Plot or Character Driven: A mix
Strong character development: Yes
Loveable characters: Complicated
Diverse cast of characters: No
Flaws of characters a main focus: Yes

"Il mio benevolo proposito è questo, amici e compagni: guidarvi attraverso i vari spazi della Fiera di Vanità, tra negozi e spettacoli, nel più sfolgorante insieme di rumori e di spensieratezza, per poi tornare tutti a casa alla propria triste solitudine."

Era da parecchio tempo che non leggevo un classico. Avete presente quando, tutto a un tratto, non potete soffrire qualcosa che amate? Ecco, a me è successo così. Volevo leggere questo e quello e quell'altro ancora, volevo iniziare a leggere seriamente la letteratura russa, volevo leggere Flaubert, volevo leggere di nuovo Dickens. E poi di improvviso quando me li sono trovati davanti...non volevo leggerli più. Li ho dimenticati sul tavolo a prendere polvere come dei giocattoli rotti. Sospetto che una buona parte dell'intera faccenda sia da attribuire alla continua stanchezza dell'anno scolastico. E, ora, avendo finito La fiera della vanità, mi sono accorta quanto effettivamente leggere classici mi fosse mancato.

Non penso di poter rendere minimamente giustizia al capolavoro di Thackeray. Ci sono dei libri di cui è relativamente facile parlare, nonostante li si ami profondamente, ma La fiera della vanità non è, almeno per me, uno di quelli. In parte per via della mole e degli intrecci credo, ma anche perchè mi ha ricordato quanto ami i tomi ottocenteschi. Ognuno ha un proprio periodo storico preferito e a me sono sempre piaciuti gli intrighi e i duelli.

Partiamo dall'ovvio: mai sottotitolo fu più azzeccato. La fiera della vanità è, in tutto e per tutto, un romanzo senza eroe. Come potrebbe essere altrimenti del resto? I salottini in cui i nostri personaggi si incontrano sono saturi dei più cattivi e maliziosi sentimenti. Si guardano, si sorridono, si scambiano convenevoli stucchevoli e parlano del più e del meno. Ad un secondo sguardo però questo sfarzo, questi sorrisi così aperti si rivelano così...marci. Le chiacchiere diventano pettegolezzi da rivolgere in proprio favore, le risate amichevoli sono tanto ironiche quanto false e lo sfarzo della stanza e dei vestiti si va ad aggiungere alla pila dei debiti che sovrasta i personaggi stessi. Questa "rivoluzione" è tanto immorale quanto piacevole a leggersi. La falsità, l'ipocrisia, l'ostentazione del lusso, l'inganno, sono tanto facili da criticare, ma qui lo è altrettanto farsene coinvolgere. È piuttosto triste, ma vero. Quanti possono dire di non essersi mai macchiati di questi vizi? Meglio non rispondere e non diventare persino bugiardi.

Il fatto è che le macchinazioni continue di Becky a discapito del prossimo sono affascinanti. Non sono neppure riuscita a odiarla. Era troppo divertente vederla tirare i fili delle sue marionette, fingere e raggirare le sue vittime, piangere a comando come un'attrice consumata.
Non so quanto ciò che sto per dire dica di me, ma...mi è stato molto più semplice odiare Amelia. Amelia, con la sua ingenuità, la sua bontà gratuita, il suo amore incondizionato, mi è risultata spesso insopportabile. Melensa e di una stupidità unica. E che dire di Dobbin? Il povero Dobbin, con il suo amore incondizionato e senza speranza e la sua fedeltà assoluta.

È impossibile non lasciarsi trasportare dalla fiera, dalle sue finzioni, dai suoi inganni e dalle sue infami attrazioni. Thackeray delinea i suoi personaggi in maniera perfetta e ci mostra, in maniera davvero pungente, quanto l'umanità abbia di marcio in sè. E nessuno di noi è esente da questa critica, perché chi più chi meno, tutti facciamo parte della fiera.

"Ah, Vanitas vanitatum! Chi di noi è felice a questo mondo? Chi di noi vide mai appagati i suoi desideri o, avendoli appagati, ne è soddisfatto? Andiamo, ragazzi, caliamo il sipario e riponiamo i burattini: la commedia è finita."

ultima cosa: indegna edizione la mia. Il lato puramente estetico dei romanzi BUR è tanto buono quanto vetusta è la traduzione. Il modo stesso in cui è stato stampato il testo è indice di sciatteria a mio modesto parere. Ma, se su questo si può chiudere un occhio, credo che non si possa fare altrettanto con la traduzione, che penso non renda giustizia al romanzo.

I've loved Vanity Fair for a long time now. My introduction to it came in the form of the BBC's 1998 mini-series, which I immediately fell in love with. Natasha Little was perfect as Becky Sharp, and everything about it was basically brilliant.

At some point, I studied it?? I'm not sure if it was for Literature in year 11 or 12, or if it was first year university. Honestly, the only reason I remember that I studied it is because my copy (which is technically my mum's copy) still has some of my incredibly helpful (read: stating the incredibly obvious) notes in it.

I've read the book three or four times now, and I love it a little bit more every time I read it. Becky is a fabulous anti-heroine. Despite being incredibly manipulative and conniving and out to get whatever she can for herself, she somehow manages to be almost likeable and you find yourself appreciating the somewhat insane lengths that she'll go to. That said, the way she treats her son is fairly horrific, and it's understandable that a lot of people find that unforgivable.

The story that would traditionally be the centre of any classic novel - that of Emmy and Dobbin - is, in Thackeray's hands, somewhat foolish. Dobbin spends fifteen years pining away over his dead best friend's widow, rushing from India to England when a letter from his sister says that Emmy might marry someone else. And yet, it still takes another three years for anything to happen.

Emmy, similarly, is portrayed as simpering and ridiculous, seeing George as an angel, a martyr in Heaven. She prays before his picture every night, when in reality George was a philandering, gambling scumbag who only thought of himself and only married Emmy because Dobbin pushed him into it.

Thackeray is incredibly cynical and sarcastic throughout, with the authorial voice cutting into the story time and time again. And it's BRILLIANT. He mocks society throughout the whole eight hundred odd pages, He mocks the elite and how easily they fall from grace. He mocks polite society for refusing to see what's right in front of its face. He mocks poor Jos Sedley from start to finish. He mocks practically every character he created, and I loved every single second of it.

It's definitely one of my favourite classic novels, and I'm incredibly glad I took the time to reread it. Now if you'll excuse me, I'm off to rewatch the mini-series.

2.5/3
Obj: 4

Dacă mi-a plăcut cartea? Am savurat-o. Am retrăit evenimentele din viețile acelor doamne. Mi-am dorit din tot sufletul ca finalul să fie altfel, cel puțin pentru una dintre cele două. M-am amuzat pe seama prostiei, viciului, vanității, superficialității acelei epoci. De altfel, lucruri văzute și astăzi, în societatea noastră care se crede demult trecută de titlul de ”Bâlciul Deșertăciunilor”. Dar de ce am nega? Oare nu vedem zilnic tinere Becky, împopoțonate, viclene, trăind din banii altora și iubind la comandă? Nu vedem zilnic persoane ca Amelia, infinit de naive și suferinde, încercând să schițeze un zâmbet? Nu vedem oare personaje ca George sau Rawdon, bărbați în toată firea, atât de puternici și atăt de slabi în fața unei mironosițe? Nu cunoaștem câte un Jos, bogat, nepriceput la nimic și prost? Sau un Dobbin sincer, curat la suflet, modest și corect, unicul personaj care nu se încadrează în acest tablou imens de deșertăciuni?

Bâlciul Deșertăciunilor este o carte despre oameni și modele, despre virtuți și frustrări, despre vanități, sinceritate, cruzime și dantele. Un Bâlci în care ne regăsim și astăzi, formând noi cercuri de vicii și minciuni. Un Bâlci care este mereu prezent în fiecare oraș, aducând în atenția spectatorilor cele mai fascinante și verosimile scene din viață.

3.5

Dobbin THE gentleman… his loyalty, gentility and intelligence are insane… I love him
slow-paced
Plot or Character Driven: Character
Strong character development: Complicated
Loveable characters: No
Diverse cast of characters: No
Flaws of characters a main focus: Yes

Really a 2.5 rating but since goodreads wont let me....

I dont intend on watching the movie with Reese Witherspoon, because I've heard it is a horrible adaptation. If someone disagrees, let me know because I'm mildly interested in it but not really too much to be bothered.

This is another long book that you really have to prepare yourself for and sit down and read with your full attention. Its around 700 pages long and riddled with old english language. It is a little harder to get into than War and Peace, and I know that may seem like an odd comparison but I read these two books at the same time. Foolish of me, I now know.

There are many times when the author speaks directly to the reader, which sometimes is nice, but in this case, he goes on for paragraphs at a time. Honestly, if he had a good editor at the time, I bet this book would be half the size that it actually is and that would be doing us all a favor.

This one also didnt capture my attention as much and I found myself forcing myself to read it during the beginning. Most of the characters are unlikeable, except perhaps Amelia at first .But even she is a little dull and boring, and you completely stop caring about her by the end. The main character, Rebecca, is mildly interesting, however she comes of as selfish and rude most of the time and sort of makes you hate her. Really the only good character is William Dobbin, but even he was not enough to keep my attention for too long.

All in all, it was an alright book, the overall plot was good, it was just a little too lengthy for me to really enjoy too much.

I've now finished Vanity Fair and there are many things about human nature that I enjoyed seeing the author flesh out. He has many characters that seem very good or very bad - but who still are capable of surprising acts. In a way, it reminds me of that movie Crash - where horrible acts are done by the very good and surprisingly humane acts are dong by the very bad. Vanity Fair, I hadn't realized, is taken from Pilgrim's Progress and represents all those things (material, relational) that distract us from a relationship with God. It almost seems, in Vanity Fair's cultural setting, that society and its p's & q's IS god to those who inhabit it.