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adventurous
funny
lighthearted
mysterious
fast-paced
Plot or Character Driven:
Plot
Strong character development:
No
Loveable characters:
Yes
Diverse cast of characters:
Yes
Flaws of characters a main focus:
Yes
adventurous
dark
emotional
inspiring
mysterious
sad
tense
slow-paced
Plot or Character Driven:
A mix
Strong character development:
Complicated
Loveable characters:
No
Diverse cast of characters:
Yes
Flaws of characters a main focus:
Complicated
Alexandre Dumas is a wonderful author. He is an expert story teller and creates great characters. I would not hesitate to read any of his works after sampling The Count of Monte Cristo and then this one. But I do not think I would recommend this as a must read. It is interesting and engaging, but unlike the Count of Monte Cristo, it feels pretty hollow. We follow the story of a wonderfully portrayed character, Dartagnan, but his life is fairly meaningless. He has his share of swashbuckling adventures and run-ins with royalty, but overall the weight of the story is hampered due to the frivolity of his lifestyle. As a reader you're glad to see him survive his escapades just by nature of his being the protagonist, but it's hard to justify the harm he causes to those around him for the most insignificant of motives.
Now that I've taken the time to be cynical, I'll allow some space for what I enjoyed about this book. There is something absolutely captivating about the concept of dignity which the four main characters of this book base their existence upon. If a man so much as looks at you sideways it would defile your honor to let him escape without being stabbed through the heart. This is somehow incredibly interesting and fun to read. Would any reasonable human ever behave this way? No. But wow is it easy to cheer for them and see them defend their honor against the most trivial of offenses.
The friendship of Aramis, Porthos, Athos, and Dartagnan is very wholesome. It's camaraderie to the extreme. They share all things and would not allow one of them to have an even slightly lower quality of life than the others. This extreme care for one another is gratifying to experience as a reader and was one of the most fascinating part of the book for me.
One element of the book that surprised me was the romantic one. In The Count of Monte Cristo, the protagonist is so upright and honorable that the notion of a mistress would be absurd. In The Three Musketeers, our Dartagnan has multiple lovers and is praised for his exploits by his friends. Given that this book was written in 1844, I imagined this type of character would be very unpopular to readers of the time. I would love to know what perspective the people of France had for his literature after reading this in their cultural context. Was The Three Musketeers the mid eighteen hundreds version of a trashy novel? If so, it's a wonder what time can do because this is certainly considered a true classic in our modern world.
After reading this I'm left in a quandary. I certainly didn't dislike it, but I'm not sure I'm invested enough to read the two sequels. I think I would sooner read one of his other works before I would finish this series. However, I do think I will read all of his works before I die, purely due to his excellent writing style and character development.
Now that I've taken the time to be cynical, I'll allow some space for what I enjoyed about this book. There is something absolutely captivating about the concept of dignity which the four main characters of this book base their existence upon. If a man so much as looks at you sideways it would defile your honor to let him escape without being stabbed through the heart. This is somehow incredibly interesting and fun to read. Would any reasonable human ever behave this way? No. But wow is it easy to cheer for them and see them defend their honor against the most trivial of offenses.
The friendship of Aramis, Porthos, Athos, and Dartagnan is very wholesome. It's camaraderie to the extreme. They share all things and would not allow one of them to have an even slightly lower quality of life than the others. This extreme care for one another is gratifying to experience as a reader and was one of the most fascinating part of the book for me.
One element of the book that surprised me was the romantic one. In The Count of Monte Cristo, the protagonist is so upright and honorable that the notion of a mistress would be absurd. In The Three Musketeers, our Dartagnan has multiple lovers and is praised for his exploits by his friends. Given that this book was written in 1844, I imagined this type of character would be very unpopular to readers of the time. I would love to know what perspective the people of France had for his literature after reading this in their cultural context. Was The Three Musketeers the mid eighteen hundreds version of a trashy novel? If so, it's a wonder what time can do because this is certainly considered a true classic in our modern world.
After reading this I'm left in a quandary. I certainly didn't dislike it, but I'm not sure I'm invested enough to read the two sequels. I think I would sooner read one of his other works before I would finish this series. However, I do think I will read all of his works before I die, purely due to his excellent writing style and character development.
La storia è nota, è una di quelle storie ormai entrate a far parte dell'immaginario popolare.
Tutti, anche chi non avesse mai letto neppure una versione adattata per ragazzi, sanno chi sono D'Artagnan, Athos, Portos, Aramis, Milady, il cardinale Richelieu e il pasticco dei diamanti.
Un po' come accade se si nomina Re Artù, Robin Hood, Lady Oscar, Don Chisciotte.
La storia è nota ma il libro spesso non è stato letto. O, se è stato letto, è stato da piccoli, in versioni "tagliuzzate" non per malizia ma perché effettivamente un tomo di queste dimensioni potrebbe scoraggiare il ragazzino più volenteroso.
Immagino di aver letto una di queste versioni da piccolo, non ricordo bene ma di sicuro la mole del libro (di proprietà di mio padre o di qualche zio, e proveniente dai tempi della loro gioventù) non era quella di questo.
E il libro è un libro che merita di essere letto.
Nato come feutillon, per mano dell'autore del primo di questi racconti a puntate, direi che si può dividere in due parti, bene o male.
La prima parte è più introduttiva, mira a stupire, a far ridere, a coinvolgere il lettore nelle guasconate del protagonista e negli eccessi dei suoi compari.
La seconda invece cede sempre più il passo alla storia e alla Storia, le risate calano e aumentano i pericoli, le insidie.
Il fatto che in più di 700 pagine abbia trovato noiose solo quelle relative al racconto di Milady, la dice lunga sulla presa che il libro riesce ad avere sul lettore.
E quale sorpresa questo libro, per il lettore che vi si avvicini sornione, pensando magari di sapere già tutto!
Sopratutto nella prima parte, i Moschettieri appaiono come sbruffoni, attaccabrighe, egoisti, amorali, approfittatori. Maltrattano i loro valletti e versano in costante miseria, sfruttano qualunque mezzo per racimolare soldi e non si fanno problemi a tentare di intrattenere relazioni clandestine con donne sposate che possano in qualche modo mantenerli.
E da come Dumas presenta la società parigina del sedicesimo secolo, sembrerebbe cosa comune questo comportamento, al punto da far pensare a una Francia molto simile alla Roma imperiale, sotto questo aspetto.
Ma sotto tutti questi "difetti", questi tratta coloriti che servono a esagerare e a amplificare le figure dei quattro prodi, ci sono dei pregi.
La lealtà, che va al Re e alla Regina, alla Francia, al loro comandante e ai loro compagni; il coraggio, che non può essere messo in discussione anche se spesso si confonde con la stupidità; l'amicizia, che fa sì che si fidino ciecamente l'uno dell'altro, siano pronti a rischiare vicendevolmente la vita e mettano in comune i loro beni ogni volta che a uno dei quattro capiti la fortuna di incappare in somme di denaro.
Anche se, alla fine, la loro rivalità con il Cardinale e la sua fazione a ben vedere sfocia più volte nel tradimento, con i loro rapporti con il Duca inglese e il loro aiuto alla relazione di questi con la regina francese.
Ecco, diciamo che pur essendo tutti dall'inizio alla fine dalla parte di D'Artagnan senza il minimo dubbio, alla fine non si può non ammirare il Cardinale Richelieu.
Che avrà avuto i suoi motivi per dar contro alla Regina, e motivi egoistici e personali per di più, ma non inventa assolutamente niente, non calunnia, e alla fine dei giochi fa sempre e solo l'interesse della Francia. Una persona di indubbia statura, magnanima coi nemici se questi si rivelano valorosi e fedeli al Re, così come accade con i quattro. E anche i quattro, infatti, temono e rispettano Sua Eminenza.
E a parte Milady, per il resto non c'è un confine netto tra il bene e il male, tra i buoni e i cattivi.
Milady che ricorda molto Cersei Lannister in questo, la persona ambiziosa e dotata che ha avuto la sfortuna, in quell'epoca, di nascere donna e di dover quindi trovare vie traverse per raggiungere i propri obbiettivi.
Una volontà ferrea e priva di scrupoli che terrorizza pure i propri alleati, nascosta sotto un corpo di una bellezza abbagliante in grado di incantare e sedurre chiunque.
Una vittima pure lei, probabilmente, trasformata in ciò che è dall'ambiente che la voleva diversa, remissiva e passiva.
Un libro avvincente, succede tanto e di frequente, ogni capitolo spinge a leggere il successivo.
Consigliatissimo a chiunque ancora non l'abbia letto.
Tutti, anche chi non avesse mai letto neppure una versione adattata per ragazzi, sanno chi sono D'Artagnan, Athos, Portos, Aramis, Milady, il cardinale Richelieu e il pasticco dei diamanti.
Un po' come accade se si nomina Re Artù, Robin Hood, Lady Oscar, Don Chisciotte.
La storia è nota ma il libro spesso non è stato letto. O, se è stato letto, è stato da piccoli, in versioni "tagliuzzate" non per malizia ma perché effettivamente un tomo di queste dimensioni potrebbe scoraggiare il ragazzino più volenteroso.
Immagino di aver letto una di queste versioni da piccolo, non ricordo bene ma di sicuro la mole del libro (di proprietà di mio padre o di qualche zio, e proveniente dai tempi della loro gioventù) non era quella di questo.
E il libro è un libro che merita di essere letto.
Nato come feutillon, per mano dell'autore del primo di questi racconti a puntate, direi che si può dividere in due parti, bene o male.
La prima parte è più introduttiva, mira a stupire, a far ridere, a coinvolgere il lettore nelle guasconate del protagonista e negli eccessi dei suoi compari.
La seconda invece cede sempre più il passo alla storia e alla Storia, le risate calano e aumentano i pericoli, le insidie.
Il fatto che in più di 700 pagine abbia trovato noiose solo quelle relative al racconto di Milady, la dice lunga sulla presa che il libro riesce ad avere sul lettore.
E quale sorpresa questo libro, per il lettore che vi si avvicini sornione, pensando magari di sapere già tutto!
Sopratutto nella prima parte, i Moschettieri appaiono come sbruffoni, attaccabrighe, egoisti, amorali, approfittatori. Maltrattano i loro valletti e versano in costante miseria, sfruttano qualunque mezzo per racimolare soldi e non si fanno problemi a tentare di intrattenere relazioni clandestine con donne sposate che possano in qualche modo mantenerli.
E da come Dumas presenta la società parigina del sedicesimo secolo, sembrerebbe cosa comune questo comportamento, al punto da far pensare a una Francia molto simile alla Roma imperiale, sotto questo aspetto.
Ma sotto tutti questi "difetti", questi tratta coloriti che servono a esagerare e a amplificare le figure dei quattro prodi, ci sono dei pregi.
La lealtà, che va al Re e alla Regina, alla Francia, al loro comandante e ai loro compagni; il coraggio, che non può essere messo in discussione anche se spesso si confonde con la stupidità; l'amicizia, che fa sì che si fidino ciecamente l'uno dell'altro, siano pronti a rischiare vicendevolmente la vita e mettano in comune i loro beni ogni volta che a uno dei quattro capiti la fortuna di incappare in somme di denaro.
Anche se, alla fine, la loro rivalità con il Cardinale e la sua fazione a ben vedere sfocia più volte nel tradimento, con i loro rapporti con il Duca inglese e il loro aiuto alla relazione di questi con la regina francese.
Ecco, diciamo che pur essendo tutti dall'inizio alla fine dalla parte di D'Artagnan senza il minimo dubbio, alla fine non si può non ammirare il Cardinale Richelieu.
Che avrà avuto i suoi motivi per dar contro alla Regina, e motivi egoistici e personali per di più, ma non inventa assolutamente niente, non calunnia, e alla fine dei giochi fa sempre e solo l'interesse della Francia. Una persona di indubbia statura, magnanima coi nemici se questi si rivelano valorosi e fedeli al Re, così come accade con i quattro. E anche i quattro, infatti, temono e rispettano Sua Eminenza.
E a parte Milady, per il resto non c'è un confine netto tra il bene e il male, tra i buoni e i cattivi.
Milady che ricorda molto Cersei Lannister in questo, la persona ambiziosa e dotata che ha avuto la sfortuna, in quell'epoca, di nascere donna e di dover quindi trovare vie traverse per raggiungere i propri obbiettivi.
Una volontà ferrea e priva di scrupoli che terrorizza pure i propri alleati, nascosta sotto un corpo di una bellezza abbagliante in grado di incantare e sedurre chiunque.
Una vittima pure lei, probabilmente, trasformata in ciò che è dall'ambiente che la voleva diversa, remissiva e passiva.
Un libro avvincente, succede tanto e di frequente, ogni capitolo spinge a leggere il successivo.
Consigliatissimo a chiunque ancora non l'abbia letto.
This was a great book! My favorite part was the number of people who stopped on the train to tell me how great a book it was or to tell me to read the sequels. I may just do that, as I am finding that I have a serious love for Dumas -- but I'm going to try something new for now.
adventurous
funny
lighthearted
reflective
fast-paced
Plot or Character Driven:
Character
Strong character development:
Yes
Loveable characters:
Yes
Diverse cast of characters:
No
Flaws of characters a main focus:
Yes
adventurous
inspiring
slow-paced
I first read this I was a teenager and really enjoyed it as a swashbuckling adventure. The morose yet dignified Athos was then and remains my favourite character (despite being regularly drunk). However this time around I didn't enjoy it as much as I expected to. It feels dated, and in cases poorly paced - and as the modern introduction to the edition I read points out quite unhistorical compared to for example Walter Scott, where the point in some ways is to follow a character who stands witness to historical events. Here rather the characters and story feel unhistorical without a strong sense of time and place.
There are bright spots - the breakfast at the siege of La Rochelle shows the daring buccaneers at their best - but once the full story of Milady De Winter is revealed, I found myself with more sympathy for her than the story expects you to have.
Anyway, still a good read just perhaps not as much fun as the 16 year old me found it.
There are bright spots - the breakfast at the siege of La Rochelle shows the daring buccaneers at their best - but once the full story of Milady De Winter is revealed, I found myself with more sympathy for her than the story expects you to have.
Anyway, still a good read just perhaps not as much fun as the 16 year old me found it.
While not as good as The Count of Monte Cristo, Dumas delivers another good read with this novel. The Three Musketeers is a much sillier, over-the-top (in some cases) story but that is part of what makes it good. The only problem I had with the book is how easily the men fell in love with women throughout the story. Trust me, no man is going to fall in love as fast as these men do without, at least, some unexpected oral taking place within the first minute after being introduced. This is well worth the read though.