Take a photo of a barcode or cover
stephthepanda's reviews
100 reviews
La verità è che non ti odio abbastanza by Felicia Kingsley
4.0
Mi sono approcciata alla lettura di questo romanzo dopo aver letto, sempre della stessa autrice "Bugiarde si diventa".
Di primo impatto, avrei detto di aver preferito il primo, ma con il senno di poi, penso proprio lo abbia superato nella mia scala di preferenza.
Specialmente per il concetto del "guardare fuori dal quadrato".
In un libro che apparentemente vuole essere solo una storia d'amore, c'è tanto dietro!
Ci sono insegnamenti sui pregiudizi, sul non arrendersi, sul reinventarsi e tu, mentre lo leggi, ti ritrovi a farlo.
A reinventarti come fa la nostra "principessa dell'Upper East Side".
A livello di trama, non c'è nulla di non visto, ma nonostante ciò non se ne sente il peso, grazie all'ironia che distingue lo stile di scrittura dell'autrice e al fatto che, in un modo, o nell'altro riesci a simpatizzare, ma soprattutto ad immedesimarti con la protagonista (cosa per me fondamentale).
Se per voi non è un problema leggere un trope simile ad altri libri e/o film, vi piacciono i romanzi rosa, ma soprattutto vi piace farvi una risata durante la lettura, sono sicura che questo libro faccia per voi.
Ma sappiate che, per accedere a questa avventura, è importante lasciare i pregiudizi da parte, perché, come il libro vuole ribadirci, sono solo un ostacolo allo scoprire ciò che ognuno di noi cela al proprio interno.
Di primo impatto, avrei detto di aver preferito il primo, ma con il senno di poi, penso proprio lo abbia superato nella mia scala di preferenza.
Specialmente per il concetto del "guardare fuori dal quadrato".
In un libro che apparentemente vuole essere solo una storia d'amore, c'è tanto dietro!
Ci sono insegnamenti sui pregiudizi, sul non arrendersi, sul reinventarsi e tu, mentre lo leggi, ti ritrovi a farlo.
A reinventarti come fa la nostra "principessa dell'Upper East Side".
A livello di trama, non c'è nulla di non visto, ma nonostante ciò non se ne sente il peso, grazie all'ironia che distingue lo stile di scrittura dell'autrice e al fatto che, in un modo, o nell'altro riesci a simpatizzare, ma soprattutto ad immedesimarti con la protagonista (cosa per me fondamentale).
Se per voi non è un problema leggere un trope simile ad altri libri e/o film, vi piacciono i romanzi rosa, ma soprattutto vi piace farvi una risata durante la lettura, sono sicura che questo libro faccia per voi.
Ma sappiate che, per accedere a questa avventura, è importante lasciare i pregiudizi da parte, perché, come il libro vuole ribadirci, sono solo un ostacolo allo scoprire ciò che ognuno di noi cela al proprio interno.
Ready Player Two by Ernest Cline
1.0
Nonostante le mie non elevate aspettative, sono rimasta comunque delusa da questo seguito.
Perché non avevo alte aspettative?
Perché generalmente libri che escono così tanto tardi rispetto al primo, non riscuotono tanto successo, un po’ perché l’idea si vede che è forzata, un po’ perché non è propriamente volere dello scrittore.
Infatti le mie idee in merito al perché sia uscito così tardi sono due:
1) Ernest Cline aveva l’idea, ma non sapeva come svilupparla;
2) Ernest Cline ha avuto molte richieste in merito ad un eventuale seguito da parte della fanbase, e lui ha cercato di accontentarla.
La seconda ipotesi è quella più probabile, perché Ernest Cline è abbastanza onesto nel farti capire (perché viene proprio citato) che si sia ispirato ad un anime: Sword Art Online (almeno per quanto riguarda ciò che da l’inizio a tutto).
A mio onesto parere, non aggiunge nulla al primo.
Onestamente, durante la lettura speravo di sbagliarmi, sperando di ritrovare quell’amore che mi aveva portata a leggere il primo libro tutto d’un fiato, a “divorarmelo”.
Ahimè, così non è stato.
La trama, per quanto possa essere avvincente (perché segue le vibes del suo "predecessore": una gara alla ricerca di qualcosa, in questo caso: sette schegge), non va avanti!
Il libro è lento, per assurdo.
Sembra un modo, da parte di Ernest Cline di mostrare quanto lui sappia di alcune cose, ma allo stesso tempo sembra un vago tentativo di riempire pagine e di conseguenza, la trama.
In che senso? Nel senso che in alcune missioni, sembra come lui non sappia come darti il contesto e quindi l’unico modo che ha per darlo/farlo, è farti vedere che lui sa tante cose.
Faccio un riferimento: missione per trovare la quarta o quinta scheggia, dove vanno a finire nel mondo dedicato ad un regista (John Hughes che ha diretto, per farvi intendere quante informazioni verranno fornite nel libro: 8 film, ne ha sceneggiati ben 34), e Cline non fa altro che descriverti l’attore X, che ha interpretato il ruolo Y, nel film Z, vestito in a,b,c,d,e che ha la variante X.1, che ha come ruolo Y.1 e così via..
Così non mi viene dato un contesto, mi bombardi solamente di informazioni, che rallentano la trama, che non mi aggiungono nulla e che mi fanno quasi perdere nella lettura e/o il filo della storia (cosa che non perdi nella realtà, grazie al clima di tensione generatosi da limite di tempo entro cui devono risolvere i vari enigmi).
Per assurdo, non vedi l’ora di giungere alla fine del capitolo per prenderti una pausa, perché ti ha “stancato”, il che è completamente in contrasto con il libro che lo precede, dove vuoi soltanto andare avanti nella lettura, per sapere cosa succede nel capitolo successivo.
Il libro è un continuo: andare avanti – bloccarsi – tornare indietro – ri-andare leggermente avanti; fino a quando non si sblocca definitivamente a 50 pagine dalla fine, perché è dove oggettivamente succede il BOTTO.
Nel primo, ti venivano illustrati questi tipi di dettagli, ma non erano mai tali, da rallentarti nella trama, erano EFFETTIVAMENTE finalizzati a crearti un contesto e a farti immaginare il mondo in cui ti trovavi.
Lo consiglio? Ni.
Se siete curiosi, okay..
Altrimenti non c’è bisogno.
Secondo me il primo, è molto molto meglio rispetto al secondo, infatti è proprio per questo che mi viene da consigliarvi la lettura del primo, evitando il secondo.
Perché non avevo alte aspettative?
Perché generalmente libri che escono così tanto tardi rispetto al primo, non riscuotono tanto successo, un po’ perché l’idea si vede che è forzata, un po’ perché non è propriamente volere dello scrittore.
Infatti le mie idee in merito al perché sia uscito così tardi sono due:
1) Ernest Cline aveva l’idea, ma non sapeva come svilupparla;
2) Ernest Cline ha avuto molte richieste in merito ad un eventuale seguito da parte della fanbase, e lui ha cercato di accontentarla.
La seconda ipotesi è quella più probabile, perché Ernest Cline è abbastanza onesto nel farti capire (perché viene proprio citato) che si sia ispirato ad un anime: Sword Art Online (almeno per quanto riguarda ciò che da l’inizio a tutto).
A mio onesto parere, non aggiunge nulla al primo.
Onestamente, durante la lettura speravo di sbagliarmi, sperando di ritrovare quell’amore che mi aveva portata a leggere il primo libro tutto d’un fiato, a “divorarmelo”.
Ahimè, così non è stato.
La trama, per quanto possa essere avvincente (perché segue le vibes del suo "predecessore": una gara alla ricerca di qualcosa, in questo caso: sette schegge), non va avanti!
Il libro è lento, per assurdo.
Sembra un modo, da parte di Ernest Cline di mostrare quanto lui sappia di alcune cose, ma allo stesso tempo sembra un vago tentativo di riempire pagine e di conseguenza, la trama.
In che senso? Nel senso che in alcune missioni, sembra come lui non sappia come darti il contesto e quindi l’unico modo che ha per darlo/farlo, è farti vedere che lui sa tante cose.
Faccio un riferimento: missione per trovare la quarta o quinta scheggia, dove vanno a finire nel mondo dedicato ad un regista (John Hughes che ha diretto, per farvi intendere quante informazioni verranno fornite nel libro: 8 film, ne ha sceneggiati ben 34), e Cline non fa altro che descriverti l’attore X, che ha interpretato il ruolo Y, nel film Z, vestito in a,b,c,d,e che ha la variante X.1, che ha come ruolo Y.1 e così via..
Così non mi viene dato un contesto, mi bombardi solamente di informazioni, che rallentano la trama, che non mi aggiungono nulla e che mi fanno quasi perdere nella lettura e/o il filo della storia (cosa che non perdi nella realtà, grazie al clima di tensione generatosi da limite di tempo entro cui devono risolvere i vari enigmi).
Per assurdo, non vedi l’ora di giungere alla fine del capitolo per prenderti una pausa, perché ti ha “stancato”, il che è completamente in contrasto con il libro che lo precede, dove vuoi soltanto andare avanti nella lettura, per sapere cosa succede nel capitolo successivo.
Il libro è un continuo: andare avanti – bloccarsi – tornare indietro – ri-andare leggermente avanti; fino a quando non si sblocca definitivamente a 50 pagine dalla fine, perché è dove oggettivamente succede il BOTTO.
Nel primo, ti venivano illustrati questi tipi di dettagli, ma non erano mai tali, da rallentarti nella trama, erano EFFETTIVAMENTE finalizzati a crearti un contesto e a farti immaginare il mondo in cui ti trovavi.
Lo consiglio? Ni.
Se siete curiosi, okay..
Altrimenti non c’è bisogno.
Secondo me il primo, è molto molto meglio rispetto al secondo, infatti è proprio per questo che mi viene da consigliarvi la lettura del primo, evitando il secondo.
La formula dell'attrazione by Paola Chiozza
5.0
Paola Chiozza non si smentisce mai, ad ogni sua pubblicazione alza sempre di più l’asticella e la dedizione che ha lei nella scrittura si vede proprio dalle conoscenze che lei mette all’interno del suo libro.
Non a caso, lei stessa ammette nei ringraziamenti, di aver seguito delle lezioni sia di fisica che di ingegneria aerospaziale; argomenti fondamentali per quella che è la trama de libro.
----
Se dovessi descrivere questo libro, probabilmente utilizzerei:
1) Passione (si, con la P maiuscola);
2) montagne russe;
3) Rivincita.
Passione dei protagonisti e tra i protagonisti, passione per ciò che fanno, per ciò in cui credono.
Non a caso, è proprio ciò in cui credono che li porta ad una serie di costanti miss understanding; facendoti salire su una montagna russa di emozioni: ridi, ti arrabbi, ma soprattutto soffri insieme ai protagonisti.
Soffri per il loro amore, soffri per il loro passato (ancora piango per quella bomboniera di matrimonio con dentro la rappresentazione di un buco nero).
Perché?
Perché entrambi sono due ragazzini che per un motivo, o per un altro, si sono ritrovati a dover crescere troppo in fretta.
Cosa fa generalmente un bambino?
Sogna, sogna più che può! E così, fanno i nostri protagonisti.
E questo porta li porta ad una costante paura di essere feriti, spingendoli a cercare di dover proteggere il loro bambino interiore, e di conseguenza i loro sogni.
Sogni che NESSUNO riesce a capire, tranne loro due, i quali si capiscono a vicenda e, per assurdo, è proprio nel loro capirsi che non si comprendono (c'è differenza tra capire e comprendere).
Lo so, è assurdo, ma fidatevi quando vi dico che, leggendo il libro, saprete ciò che intendo.
Infine, rivincita.
Parola emblematica per descrivere questo libro perché:
- Chase (il nostro protagonista maschile) ha una rivincita contro la falsità che regnava nel suo ambiente, ma soprattutto contro il padre (un po’ di daddy issues non fanno male, dai);
- Becca (la nostra protagonista femminile), ha una rivincita contro se stessa e contro chi l’ha bullizzata nella sua adolescenza.
I flashback, sono distruttivi.
Penso di non aver mai pianto così tanto, probabilmente perché posso immedesimarmi, posso capire a pieno quello che viene descritto, posso ritrovarmi in ciò che è successo.
Ma non serve averlo obbligatoriamente vissuto, perché i POV (point of view) di entrambi i personaggi sono descritti in maniera così vera, così “viva”, che (a mio parere) è inevitabile che ti immedesimi in ognuno di loro.
E’ proprio questo, che permette al lettore di non schierarsi da nessuna parte, perché capisci Rebecca, ma al contempo, capisci Chase e non gliene fai una colpa; non ci riesci!
Anche se in determinati momenti, vorresti.
E poi c’è il filone del padre di Rebecca, importante per entrambi i nostri protagonisti, che vi rapirà ed entrerà dentro al cuore (anche in questo caso, leggendo il libro, comprenderete).
Non vi nego, che c’è stato un momento in cui ho temuto/dubitato che questo filone non venisse concluso, che venisse lasciato un po’ al caso o al pensiero del lettore; ma Paola Chiozza non lascia NULLA al caso!
Il modo con cui viene concluso, come se fosse una specie di passaggio del testimone.. WOW!
Concludendo, mi sembra come se il libro volesse dire:
- Non smettere mai di credere mai nei tuoi sogni;
- Proteggi quel bambino interiore, ma allo stesso tempo permettigli di crescere; vivilo, ma non trascurarlo mai!
Non a caso, lei stessa ammette nei ringraziamenti, di aver seguito delle lezioni sia di fisica che di ingegneria aerospaziale; argomenti fondamentali per quella che è la trama de libro.
----
Se dovessi descrivere questo libro, probabilmente utilizzerei:
1) Passione (si, con la P maiuscola);
2) montagne russe;
3) Rivincita.
Passione dei protagonisti e tra i protagonisti, passione per ciò che fanno, per ciò in cui credono.
Non a caso, è proprio ciò in cui credono che li porta ad una serie di costanti miss understanding; facendoti salire su una montagna russa di emozioni: ridi, ti arrabbi, ma soprattutto soffri insieme ai protagonisti.
Soffri per il loro amore, soffri per il loro passato (ancora piango per quella bomboniera di matrimonio con dentro la rappresentazione di un buco nero).
Perché?
Perché entrambi sono due ragazzini che per un motivo, o per un altro, si sono ritrovati a dover crescere troppo in fretta.
Cosa fa generalmente un bambino?
Sogna, sogna più che può! E così, fanno i nostri protagonisti.
E questo porta li porta ad una costante paura di essere feriti, spingendoli a cercare di dover proteggere il loro bambino interiore, e di conseguenza i loro sogni.
Sogni che NESSUNO riesce a capire, tranne loro due, i quali si capiscono a vicenda e, per assurdo, è proprio nel loro capirsi che non si comprendono (c'è differenza tra capire e comprendere).
Lo so, è assurdo, ma fidatevi quando vi dico che, leggendo il libro, saprete ciò che intendo.
Infine, rivincita.
Parola emblematica per descrivere questo libro perché:
- Chase (il nostro protagonista maschile) ha una rivincita contro la falsità che regnava nel suo ambiente, ma soprattutto contro il padre (un po’ di daddy issues non fanno male, dai);
- Becca (la nostra protagonista femminile), ha una rivincita contro se stessa e contro chi l’ha bullizzata nella sua adolescenza.
I flashback, sono distruttivi.
Penso di non aver mai pianto così tanto, probabilmente perché posso immedesimarmi, posso capire a pieno quello che viene descritto, posso ritrovarmi in ciò che è successo.
Ma non serve averlo obbligatoriamente vissuto, perché i POV (point of view) di entrambi i personaggi sono descritti in maniera così vera, così “viva”, che (a mio parere) è inevitabile che ti immedesimi in ognuno di loro.
E’ proprio questo, che permette al lettore di non schierarsi da nessuna parte, perché capisci Rebecca, ma al contempo, capisci Chase e non gliene fai una colpa; non ci riesci!
Anche se in determinati momenti, vorresti.
E poi c’è il filone del padre di Rebecca, importante per entrambi i nostri protagonisti, che vi rapirà ed entrerà dentro al cuore (anche in questo caso, leggendo il libro, comprenderete).
Non vi nego, che c’è stato un momento in cui ho temuto/dubitato che questo filone non venisse concluso, che venisse lasciato un po’ al caso o al pensiero del lettore; ma Paola Chiozza non lascia NULLA al caso!
Il modo con cui viene concluso, come se fosse una specie di passaggio del testimone.. WOW!
Concludendo, mi sembra come se il libro volesse dire:
- Non smettere mai di credere mai nei tuoi sogni;
- Proteggi quel bambino interiore, ma allo stesso tempo permettigli di crescere; vivilo, ma non trascurarlo mai!
Un matrimonio di convenienza by Felicia Kingsley
3.0
E' il terzo libro che ho letto dell'autrice e non mi ha affatto delusa.
Mi è piaciuto.
Le vibes alla Lady D della protagonista, il vago riferimento ad "Orgoglio e pregiudizio", l'animo ribelle, i compromessi da raggiungere (anche se, a mio modesto parere o forse più per un mio lato orgoglioso, ce ne sarebbero dovuti essere di più da parte di Ashford e leggermente meno da parte di Jemma) sono gli ingredienti per la commedia romantica perfetta!
Infatti, il tono del romanzo è scherzoso, ti intrattiene, portandoti quasi a dimenticarti di avere una vita all'infuori di quelle pagine, perché credetemi, non hai mai voglia di allontanartici!
Perfino l'acida Delphina (la SUOCERA per eccellenza), diventa motivo di risate e soprattutto complicità tra i protagonisti ma anche tra i lettori ed i protagonisti.
Mi è dispiaciuto però la velocità con cui si è conclusa la storia.
Mi rendo conto che per alcuni avvenimenti, sia involontario (nonostante segua molto lo stile letto durante l'intera storia, infatti spesso ci sono capitoli di una pagina, necessari però a darti quello che è il pensiero momentaneo del personaggio).
Eppure mi sembra che sia troppo veloce, come se non ci fosse stato il tempo di poterlo sviluppare al meglio.
Forse, approfittando dei vari POV si sarebbe potuto giocare un po' di più sul tormento di Ashford, o quello di Jemma?
Emozioni che si percepiscono, ovvio!
Non dico che non si capisca minimamente ciò che quest'ultimi provano, ma era come se quella descrizione in più della sofferenza fosse necessaria.
Oppure sono io che non ero ancora pronta a staccarmi dal romanzo e più masochista/amante dell' "angst" del dovuto??
Mi è piaciuto molto il concept del: "sfondare la quarta parete".
Stile di scrittura, che a mio dispiacere notiamo prettamente all'inizio della storia, per poi tornare vagamente nel finale.
Sempre secondo mio gusto personale, ci sarebbe stato mantenerlo anche durante la parte centrale (forse perché avrebbe aumentato ulteriormente la complicità tra lettore-protagonisti).
MA, lasciando perdere queste mie preferenze/gusti personali, Felicia sa come intrattenere, farti divertire, ma soprattutto, sa come rendere giustizia ai personaggi secondari, spesso tralasciati!
Infatti se c'è una cosa che ho amato particolarmente di questo romanzo, sono i filoni dei personaggi secondari, i quali vengono affrontati e/o approfonditi, senza mai togliere spazio al filone principale, alla storia d'amore che vi farà DECISAMENTE appassionare!
Non a caso il mio personaggio preferito è proprio il maggiordomo e chi ha letto il libro (o lo leggerà), capirà il perché!
E' come se fosse un po' la nonna della situazione! E vi prego, passatemi il paragone..
In che senso?
Si preoccupa per Ashford e per Jemma, senza mai schierarsi da nessuna parte (perché non si può chiedere mai alla nonna quale sia il nipote preferito. avanti!).
Fa ragionare entrambi, permettendo comunque loro di sbagliare!
Il che è fondamentale per la crescita ed evoluzione di ognuno di loro.
E ora direte: "Grazie al piffero, è un maggiordomo!"
Eh no! Perché rispetto agli altri membri della servitù è l'unico che esce fuori dal suo ruolo, ma rispettandolo comunque (non a caso più volte insiste nel dare sempre il lei ad entrambi).
Concludendo:
- Vi intratterrà? Decisamente, sì.
- Vi farà ridere? Sì.
- Vi affezionerete ai personaggi? Sì.
- Vi impersonerete in qualcuno? Penso proprio di sì! Io infatti, mi sono rivista molto in Jemma!
Sarà la passione per il make-up? Chi lo sa.
Mi è piaciuto.
Le vibes alla Lady D della protagonista, il vago riferimento ad "Orgoglio e pregiudizio", l'animo ribelle, i compromessi da raggiungere (anche se, a mio modesto parere o forse più per un mio lato orgoglioso, ce ne sarebbero dovuti essere di più da parte di Ashford e leggermente meno da parte di Jemma) sono gli ingredienti per la commedia romantica perfetta!
Infatti, il tono del romanzo è scherzoso, ti intrattiene, portandoti quasi a dimenticarti di avere una vita all'infuori di quelle pagine, perché credetemi, non hai mai voglia di allontanartici!
Perfino l'acida Delphina (la SUOCERA per eccellenza), diventa motivo di risate e soprattutto complicità tra i protagonisti ma anche tra i lettori ed i protagonisti.
Mi è dispiaciuto però la velocità con cui si è conclusa la storia.
Mi rendo conto che per alcuni avvenimenti, sia involontario (nonostante segua molto lo stile letto durante l'intera storia, infatti spesso ci sono capitoli di una pagina, necessari però a darti quello che è il pensiero momentaneo del personaggio).
Eppure mi sembra che sia troppo veloce, come se non ci fosse stato il tempo di poterlo sviluppare al meglio.
Forse, approfittando dei vari POV si sarebbe potuto giocare un po' di più sul tormento di Ashford, o quello di Jemma?
Emozioni che si percepiscono, ovvio!
Non dico che non si capisca minimamente ciò che quest'ultimi provano, ma era come se quella descrizione in più della sofferenza fosse necessaria.
Oppure sono io che non ero ancora pronta a staccarmi dal romanzo e più masochista/amante dell' "angst" del dovuto??
Mi è piaciuto molto il concept del: "sfondare la quarta parete".
Stile di scrittura, che a mio dispiacere notiamo prettamente all'inizio della storia, per poi tornare vagamente nel finale.
Sempre secondo mio gusto personale, ci sarebbe stato mantenerlo anche durante la parte centrale (forse perché avrebbe aumentato ulteriormente la complicità tra lettore-protagonisti).
MA, lasciando perdere queste mie preferenze/gusti personali, Felicia sa come intrattenere, farti divertire, ma soprattutto, sa come rendere giustizia ai personaggi secondari, spesso tralasciati!
Infatti se c'è una cosa che ho amato particolarmente di questo romanzo, sono i filoni dei personaggi secondari, i quali vengono affrontati e/o approfonditi, senza mai togliere spazio al filone principale, alla storia d'amore che vi farà DECISAMENTE appassionare!
Non a caso il mio personaggio preferito è proprio il maggiordomo e chi ha letto il libro (o lo leggerà), capirà il perché!
E' come se fosse un po' la nonna della situazione! E vi prego, passatemi il paragone..
In che senso?
Si preoccupa per Ashford e per Jemma, senza mai schierarsi da nessuna parte (perché non si può chiedere mai alla nonna quale sia il nipote preferito. avanti!).
Fa ragionare entrambi, permettendo comunque loro di sbagliare!
Il che è fondamentale per la crescita ed evoluzione di ognuno di loro.
E ora direte: "Grazie al piffero, è un maggiordomo!"
Eh no! Perché rispetto agli altri membri della servitù è l'unico che esce fuori dal suo ruolo, ma rispettandolo comunque (non a caso più volte insiste nel dare sempre il lei ad entrambi).
Concludendo:
- Vi intratterrà? Decisamente, sì.
- Vi farà ridere? Sì.
- Vi affezionerete ai personaggi? Sì.
- Vi impersonerete in qualcuno? Penso proprio di sì! Io infatti, mi sono rivista molto in Jemma!
Sarà la passione per il make-up? Chi lo sa.